Una staffetta per contrastare la violenza

Molti non l’hanno mai sentita nominare, ma lei c’è stata, ha vissuto, ha amato ed è stata uccisa. “Lei” era Hina, ragazza pakistana uccisa perché voleva vivere all’occidentale e perché si era innamorata di un ragazzo bresciano. Hina, bella, solare, come si può vedere nella sua foto (proveniente dal sito Cronaca e attualità di blogsfere) è morta a soli 22 anni, privata della gioia, del futuro ma, soprattutto, della vita.

Molti movimenti in Italia, come l’associazione comunità marocchina delle donne in Italia (http://www.acmid-donna.it/) hanno espresso solidarietà nei confronti della povera ragazza costituendosi parte civile del procedimento penale relativo alla sua uccisione.

Prendendo spunto e forza da questo episodio l’Udi (Unione Donne in Italia) ha organizzato e sta proseguendo la staffetta delle donne. Staffetta che vede il passaggio, di mano in mano, di un’anfora nella quale, tra l’altro, è possibile isnerire messaggi e commenti che vengono man mano pubblicati sul sito http://www.staffettaudi.org/.

La staffetta è passata anche dalla mia zona. In particolare, ho seguito la tappa di Settimo Torinese, durante la quale, nonostante il caldo torrido, molte donne si sono riunite per parlare di diritti, di violazioni, di dati numerici.

Alla presenza della portastaffetta Rita Murgia, dell’organizzatrice Anna Maria Russo e delle autorità locali, ci si è chieste “Come possiamo aiutarci e aiutare?”. Tante le risposte date.  Per alcune sarebbe necessario aumentare le sanzioni, in realtà per me, che in fondo ho una minima cultura giuridica (vedi laurea in giurisprudenza) sarebbe, invece, fondamentale rendere perseguibili determinati reati d’ufficio. Infatti, se l’articolo 609 bis C.p. che prevede il reato di violenza sessuale prevede sanzioni rilevandi (la reclusione da 5 a 10 anni) il 609 septies stabilisce che “I delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater sono punibili a querela della persona offesa”.

Qui sta il punto: fino a quando questo tipo di reati, e con ciò mi riferisco anche alle lesioni non gravi che, per l’articolo 582 C.p. si inseriscono sempre nel campo dei reati perseguibili a querela di parte, saranno perseguibili solo a fronte di una denuncia querela della persona offesa, molti fatti rimarranno impuniti. Questo perché molte donne avranno paura di denuciare, vergogna, timore. Si faranno soggiogare dai loro aguzzini ritirando le querele e sopportando, a volte sino alla morte, le sevizie per decenni.

E allora, invece di invocare i presunti problemi di sicurezza determinati dagli stranieri, siccome le ricerche di Amnesty International parlano di fenomeni di morte provocati molto molto spesso dai partner (si può trovare tutto qui ) bisognerebbe

1- Educare le donne ad amare e rispettare loro stesse. La consapevolezza dei propri diritti è il punto di partenza per consentire ad una donna di esercitarli

2-Non svilire le donne conferendo loro la responsabilità relativamente alle violenze

3-Indicare già alle bambine la presenza di un loro ruolo fondamentale, non subordinato, nella società

4-Divulgare la cultura del rispetto già nelle famiglie, perché un uomo che violenta una donna è stato, sicuramente, educato a non rispettare le donne.

Tutti dovranno prendere le proprie responsabilità, le madri prima di tutto, perché, in fondo, ogni uomo è matematicamente figlio di una donna e solo per il dono della vita conferito da una donna dovrebbe rispettare tutte le altre donne intorno a lui.

Nella foto qui sotto potete vedere Rita Murgia, porta staffetta per il Piemonte e l’anfora Udi

Stefania

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