In viaggio con papà

Il film “In viaggio con papà” era di tutt’altro tenore, ma potrei intitolare così la mia avventura pugliese.

In viaggio con mio papà alla (ri)scoperta delle radici. Radici che non ho mai potuto apprezzare per l’egoismo dei miei antenati, lo stupido orgoglio e la voglia di sentirsi “grandi” rispetto ai nuovi arrivati.

Ma radici che esistono e che mi sono piaciute.

In due giorni ho incontrato parenti che non avevo mai visto, visitato i posti in cui mio padre è cresciuto e apprezzato quelle terre dalle quali, in un modo o nell’altro, provengo anche io.
Ho ricercato nei volti di zii e cugini i miei tratti, perché io non somiglio a nessuno se non a mio padre. E in parte ho ritrovato qualche gesto, un’espressione, anche solo un modo di parlare che mi è sembrato famigliare.

E poi ho potuto capire meglio mio padre. Spesso non si conoscono i genitori, non si conoscono mai, se non alla fine, nei momenti più brutti e tragici. Ma io ho sempre voluto sapere di più e non lasciare al tempo il compito di istruirmi in merito alla vita della mia famiglia.
E il tempo, insieme ad un’occasione “burocratica”, mi ha concesso questa opportunità.
Insieme al mare, alle orecchiette e alla parlata musicale, “stretta” e complessa, ho portato qui a Torino anche ricordi preziosi, attimi e risate, aneddoti che potrò raccontare a chi verrà dopo di me.

Ho fatto un viaggio con papà.

Stefania

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