Le donne e l’arte della corsa

Correre. Uno dei gesti che, fin da piccoli, riusciamo a fare senza sforzo.

La corsa, almeno quella spontanea, non assume necessariamente i caratteri di prestazione atletica, ma diventa semplicemente un modo per esprimersi, per andare più veloci.

Poi si cresce e si inizia a pensare che correre non solo sia faticoso, ma anche inutile. Soprattutto le donne hanno un atteggiamento, come accadeva a me, di timore reverenziale nei confronti della corsa.

Mi ricordo di aver pensato più volte di non essere in grado di correre, di non potermi allenare e, certamente, di non poter gareggiare.

Ma tre anni fa è cambiato tutto. Complice la “crisi economica” (leggi: perdita del lavoro), ho dovuto abbandonare i corsi che seguivo, dal flamenco allo yoga. Tuttavia, ho sempre amato lo sport e non avrei potuto smettere di colpo di fare qualsiasi cosa. Così ho deciso di iniziare a correre.

In una primavera lontana, quella del 2012, ho infilato delle scarpe inadatte e sono andata a fare la mia prima corsa. Il risultato? Ho resistito per cinque minuti circa.

Ho iniziato a leggere qualsiasi libro e rivista che potesse parlarmi di come correre e come farlo bene, ma leggendo molti testi ho iniziato a deprimermi. Alcuni parlavano della PRIMA USCITA DA DUE KM. Cioè: io non riuscivo neppure a correre per cinque minuti e si parlava di DUE CHILOMETRI?!

Così, ho deciso, durante un momento di lucidità, di andare un po’ secondo i miei ritmi. Ho iniziato a corricchiare e ad ottenere i primi pallidi risultati. Nel 2012 partecipai anche alla mia prima, disastrosa, gara: 8km sotto la pioggia arrancando, camminando e corricchiando e mettendoci un’ora per completare il percorso.

Negli anni ho imparato non solo a conoscere la corsa, ma anche a conoscere il mio corpo ed ora posso correre per un’ora senza stancarmi, posso fare gare con molta più scioltezza e so anche molte più cose sui programmi di allenamento.

La scorsa settimana ho partecipato di nuovo alla Run WoMen che è di soli 5 chilometri, ma mi ha concesso di nuovo la possibilità di mettermi alla prova. Lo scorso anno avevo raggiunto il traguardo con un tempo pessimo, mentre quest’anno sono arrivata alla fine con un buon tempo (29:29 minuti) e senza alcuna stanchezza.

E questo grazie non solo all’allenamento, ma alla fiducia che ho riposto nei miei mezzi, elemento essenziale.

Alle donne che vogliano avvicinarsi alla corsa indico alcuni consigli:

  1. Non abbiate paura: siete capaci di correre!
  2. Non pensate di fare tutto subito e rispettate il vostro corpo;
  3. Leggete un bellissimo libro: Correre al Femminile di Alexandra Heminsley, non è un manuale ma la storia di una donna che da zero è arrivata a correre più di una maratona;
  4. Scegliete dei giorni da dedicare alla corsa e non traditevi;
  5. Divertitevi!

Insomma, donne: la corsa è anche per noi, non abbiate paura e mostrate a voi stesse (e solo a voi, non dovete farlo per nessun altro) che siete in grado di fare tutto ciò che volete!

Stefania

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Tra le pagine di: Eremiti di Espedita Fisher

Ci sono libri meravigliosi, in grado di portare la mente, ma soprattutto il cuore, verso la giusta direzione. Questo è il caso di Eremiti di Espedita Fisher, autrice che ho scoperto grazie al libro “Io sarò l’amore” dedicato alle suore di clausura ma, soprattutto, alle loro vite ed alla loro vocazione. Ho fatto un po’ di fatica a trovare il libro ma, alla fine, ordinandolo mi è arrivato proprio in tempo per il mini viaggio programmato per Capodanno a Genova.

E se leggendo Io sarò l’amore avrei davvero voluto intraprendere la via della clausura, poiché le protagoniste delle storie raccontavano l’Amore per Dio e Gesù come non mi era mai capitato di leggere né di sentire, durante la lettura di Eremiti ho sentito davvero il desiderio di avvicinarmi a questo mondo, di abbandonare ciò che ho intorno per ritrovare un po’ di Pace, anche se poi nel libro si capisce come non serva necessariamente lasciare la vita alle spalle per avvicinarsi a Dio.

Il testo è così bello e profondo in quanto toglie tutti quelli che potevano essere i preconcetti legati all’eremita. Non si tratta di uomini e donne che rifiutano la società per egoismo, ma di persone che dedicano le proprie giornate non solo alla fede ma anche agli altri. La generosità, l’Amore, sono gli elementi che accomunano tutti coloro che vengono presentati nel libro.

Da chi si trova in alta montagna, a chi rimane nella città pur mantenendo l’atteggiamento dell’eremita, sono davvero moltissimi gli spunti di riflessione che il testo offre. Ci fa capire come anche nella nostra vita “normale” sia possibile, anzi NECESSARIO, ricavare il tempo per essere un po’ eremiti e per entrare in contatto con Dio, con noi stessi e con la spiritualità. Per spogliarci di ciò che ci appesantisce e ritrovare il nostro D.io autentico.

Non ci sono solo storie di eremiti cristiani, ma coloro che hanno intrapreso questa via appartengono a tutte e a nessuna religione. Perché nella riflessione si arriva a capire come Dio sia dentro di noi, sia parte di noi stessi. “Io sono Te” si legge nel libro, ed è proprio così.

E se poi si aggiunge la capacità di Espedita di raccontare le testimonianze non solo in modo interessante, ma intervallandole con spaccati di vita divertenti e vicini alla nostra quotidianità, non si può non consigliare la lettura di questo libro che è davvero una ventata di aria pura, di ossigeno. Fa respirare il profumo dell’autenticità che gli stessi eremiti spandono e che chi li avvicina può assaggiare.

Ora attendo di “rintracciare” anche il suo primo libro per poterlo leggere e abbeverarmi ancora con la bellezza delle storie di “Clausura“.

DATI DEL LIBRO

Titolo: Eremiti
Autore: Espedita Fisher
Editore: Castelvecchi
Numero Pagine: 287

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Ferisce più la lingua che la spada

Si dice che ferisce più lingua che la spada (anche se spesso si legge anche che è la penna a ferire più che la spada). Ebbene, ci sono casi nei quali ciò è vero ed è reale.

E, soprattutto, casi nei quali anche il “non detto” arriva a rendere il suo micidiale effetto sulla vittima.

Ho sempre avuto questa capacità di comprendere ciò che si trova dietro alle parole, ai gesti, agli atteggiamenti degli altri, e forse non è una bella cosa ma, anzi, un lato negativo del carattere, in quanto sono sempre troppo preparata a ciò che le persone vogliono dirmi (o non dirmi).

Questo è uno dei periodi. So che non dovrebbe importarmene, che dovrei andare avanti, godermi questo momento di transizione bello (seppure impegnativo) e guardare al futuro. Ma non ce la faccio.
Cerco l’approvazione degli altri come se avessi ancora cinque anni e come se mi mancasse sempre qualcosa. La cosa bella è che ho sempre avuto l’approvazione dei miei genitori, quindi per gli psicanalisti improvvisati questa cosa non ha molto senso. Eppure esiste.

Se potessi mostrare agli altri quanto il mio cuore sia pesto penso che cambierebbero atteggiamento e, forse, proverebbero un po’ più di empatia nei miei confronti.
Perché sono sì quella che fa sempre la “simpatica”, che ride e scherza, ma spesso non lo faccio con molta convinzione, ma solo perché non mi piace che gli altri mi compatiscano.

Mai come adesso sento di aver avuto troppo e di essere al punto in cui le cose belle mi sfuggono sempre dalle mani perché non me le merito più.

Stefania

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Ripulire il corpo per aprire la mente

Anche in questo 2014, come faccio ormai dal 2012, ho fatto un periodo di detox, o disintossicazione che dir si voglia, di tre settimane.

Il periodo estivo è quello migliore, in quanto mi consente di avere a disposizione la frutta e la verdura, elementi essenziali per la realizzazione del detox.

Il primo anno, come potrete leggere in questo post del 2012, l’esperienza è stata piuttosto…mistica! Era la prima volta ed ho accusato moltissimi sintomi di detox, anche pesanti e invalidanti.

Lo scorso anno è andata decisamente meglio e quest’anno è stato facile, anche se ho dovuto comunque affrontare dei sintomi legati alla disintossicazione.

Infatti, in generale, quando si affronta quello che gli americani chiamano anche “cleanse”, cioè “pulizia“, il corpo elimina le sostanze di scarto che ha accumulato durante la restante parte dell’anno. Questo significa che spesso si potranno accusare sintomi più o meno pesanti legati a questo processo: dalla ricomparsa di malattie avute non solo durante l’anno ma anche negli anni passati, a problemi gastrici, sino a “difficoltà emozionali” che possono essere quelle legate, ad esempio, al fatto di non assumere più zuccheri.

Quest’anno, forse perché ormai ho adottato un’alimentazione che prevede moltissimi alimenti crudi, vegana e integrale, sono stata abbastanza bene. Ho solo avuto dei disturbi gastrointestinali per un paio di giorni e qualche problema minore. Ma me la sono cavata bene!

All’interno del post del 2012 linkato all’inizio di questo post troverete le risorse che utilizzo ogni anno per intraprendere il detox. Tuttavia, ogni attività di modifica della dieta e dello stile di vita deve essere fatta senza creare troppi shock al corpo e in modo misurato, soprattutto se intendete effettuare un detox dopo aver mangiato carne, pesce e derivati animali per tutto l’anno, e se prendete abitualmente farmaci.

Nei libri che ho inserito nel post sono proposti anche percorsi adattabili a coloro che non siano vegani o vegetariani e che abusino di quello che si chiama junk food.

In ogni caso, pensate sempre che state facendo qualcosa per stare meglio, ma che prima di stare meglio starete sicuramente peggio!

Un effetto che ho molto apprezzato in questo percorso per il 2014 è stata la calma e la chiarezza mentale che si sono presentate nel mio caso. Avevo voglia di silenzio, di letture e meditazione, ed ho soddisfatto queste “voglie” molto volentieri!

Insomma, prendetevi un periodo per riflettere sulla vostra salute, fisica e spirituale, e per decidere se sia arrivato il momento di fare un passo nella direzione del benessere oppure no.

Stefania.

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L’impazienza e “l’incompletezza”

Questa estate, come capita da alcuni anni, non andrò in vacanza.

Poco male, ci sono altri problemi nel mondo e potrei essere in una situazione peggiore. Tuttavia, questo elemento mi mette di nuovo di fronte ad una delle mie caratteristiche peggiori: l’impazienza.

Non mi piace aspettare troppo per le cose e non mi piace attendere che il “fato”, il “futuro”, facciano il loro corso. Mi piace lavorare per ottenere ciò che voglio e per ottenerlo nei tempi giusti. Ma qui, invece, i tempi si allungano sempre di più.

Eventi, forze e tutto ciò che mi circonda a volte vanno troppo velocemente, mentre io mi sento sempre quella che “rimane indietro”, quella che non fa mai abbastanza e che non riesce a raggiungere nulla. E spesso mi sento “vecchia” non tanto a livello anagrafico, quanto per il fatto che, a trent’anni, sono ancora qui a “galleggiare” nell’etere dell’attesa.

Mi sento incompleta e spesso inutile, qui ad attendere.

Forse è per questo che mi sono fatta tatuare “Believe” sul polso: perché io sia in grado di ricordarmi di credere, e anche della necessità, talvolta, di aspettare.

Ora che anche la mia scuola yoga è “in attesa” a causa delle vacanze, forse ho troppo tempo per pensare. Per questo mi sono anche messa all’opera con progetti come quello di #100yogadays presente sulla mia pagina Facebook. Perché i progetti mi piacciono. Mi piace fare qualcosa di concreto, perseguire un obiettivo. Non mi piace, invece, lasciare agli altri decisioni e “destinazioni”.

Questo limbo nel quale mi trovo non mi piace e, nonostante stia cercando con tutte le mie forze di uscirne, non so come venirne fuori.

Stefania

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Far del bene con lo yoga

Lo yoga per me è una passione, ed ora un mestiere. Ma con lo yoga si può fare del bene, non solo ai propri allievi ma anche a coloro che sono meno fortunati di noi.

L’associazione Sathya Yoga da anni si occupa di finanziare progetti di beneficenza, in Italia e in India, ed ora si sta occupando di un progetto davvero molto bello ed ambizioso.

Si tratta dello “Sri Prema Charitable Village” il villaggio nel Karnataka, sud dell’India, di cui Sathya Yoga sta sostenendo la costruzione che prevede mensa e distribuzione cibo ai villaggi limitrofi, pronto soccorso, scuola e orfanotrofio (www.sripremacharitabletrust.com).

A questo progetto collabora anche Sathya Yoga Torino con l’organizzazione di una lezione ad offerta libera per il 25 aprile che si incentrerà sul tema di Yoga e Purificazione.

Le asana e le tecniche respiratorie che verranno proposte consentiranno a tutti i praticanti di eliminare le tossine presenti nel corpo e di sostenere al meglio il cambio di stagione.

La lezione si terrà nella sede di Sathya Yoga Torino, in via Boucheron 14 a partire dalle 10 ed è aperta a tutti.

Vista la disponibilità limitata di posti è necessario prenotare.

Via email all’indirizzo stefania.damm@gmail.com

Via sms o telefonata al numero 339 17 63 741

Una buona occasione per fare e farsi del bene!

Stefania

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Dei sogni e dello yoga

In questi (quasi) due anni ho patito moltissimo per l’assenza di possibilità lavorative serie. Poi, con il passare del tempo, mi sono convinta a dedicarmi a qualcosa che mi piacesse DAVVERO.

Sì, perché la scrittura e il giornalismo mi piacciono molto, ma mi hanno delusa, mi hanno tradita, mi hanno lasciata con un pugno di mosche e tanta amarezza.

Così mi sono chiesta: “Che cos’altro so fare?” e la risposta è stata “Non so se lo so fare davvero, ma voglio aiutare gli altri a stare meglio“.

E  così ho pensato a ciò che fa stare bene me da tanti, tanti anni: lo YOGA!

Mi sono avvicinata allo yoga ben 15 anni fa, a seguito di un infortunio ad un ginocchio. Tra alti e bassi ho proseguito la pratica per tanti anni e poi, nel 2010, ho deciso di intraprendere il percorso formativo con Sathya Yoga. Sui loro tappetini ho riscoperto il vero amore per lo yoga, quello fatto bene, insegnato bene, quello che non è ginnastica ma che è un modo di vivere e concepire la vita del tutto diverso.

Il mio carattere si è modificato, il mio cuore si è aperto e, alla fine, sono diventata insegnante. Entrare a far parte del gruppo degli insegnanti mi ha resa fiera e felice in modo indescrivibile perché, dopo tanti mesi di “pena”, finalmente sono riuscita a realizzare qualcosa.

E da lì è nata anche la voglia di diffondere questa disciplina che tanto amo aprendo un centro affiliato a quello che mi ha permesso di formarmi: Sathya Yoga Torino nel quale mi occuperò, a partire dal 20 gennaio, di incontrare tutti coloro che vorranno conoscere lo yoga nella sua integralità.

E  se potrò trasmettere il mio amore per lo yoga anche solo ad uno degli allievi che verrà da me, allora sarò davvero soddisfatta!

Ovviamente, vi aspetto all’inaugurazione che si terrà il 19 gennaio a partire dalle 16,30 in via Boucheron 14 a Torino!

Ecco anche il link della Pagina Facebook di Sathya Yoga Torino.

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Una vacanza con lo yoga nel cuore

Ci sono momenti in cui si ha bisogno di una pausa. Una pausa da una quotidianità che sta stretta, che rende tristi e che non consente di sentirsi liberi, seppure si possano avere tutti gli strumenti per rendersi liberi.

Ho attraversato uno di questi lunghi momenti nell’ultimo anno e, così, ho deciso di interrompere la sequela di settimane deprimenti partecipando alla Vacanza Yoga con la scuola che mi sta formando, la scuola Sathya Yoga.

In una settimana ho potuto avere un assaggio di come la vita potrebbe essere SEMPRE se solo ci si concentrasse sul lasciarsi scivolare addosso molti dei “grattacapi” quotidiani.

Premetto che ogni attività era a libera partecipazione ma io ho deciso di seguire tutte le lezioni perché il mio obiettivo era quello di sconvolgere letteralmente il mio modo di pensare che, con il trascorrere del tempo, era diventato piuttosto stantio e “imprigionante”.

Così, ogni mattina ho puntato la sveglia alle 5,20, mi sono alzata, ho fatto una doccia e poi, nel silenzio che solo l’alba può regalare, sono scesa per andare in sala yoga. Lì, ascoltando i Veda, recitando i mantra o, semplicemente, prendendomi il tempo per stare un po’ con me stessa, ho riscoperto la straordinarietà del nostro . Il nostro Sé è davvero Infinito, è parte del Tutto e ce lo dimostra se solo cerchiamo di tornare in contatto con esso.

Non con la forza, ma con l’amore.

Spesso mi sono ritrovata in lacrime, ma non sono mai state lacrime di dolore o dettate dal nervosismo, ma determinate dal tocco di quell’Amore che spesso facciamo tacere perché vogliamo pensare che il mondo sia un posto brutto, cattivo e che tutti ci vogliano fare del male.

E quando l’Amore tocca davvero il nostro Sé si prova una gioia infinita, che sgorga dal cuore anche sotto forma di lacrime.

La mattinata proseguiva con la lezione di Hatha Yoga e poi con le attività comunitarie: dalle semplici chiacchiere al lavoro in cucina (che io ho saltato perché, ahimé, mi sono ammalata l’ultimo giorno), dalla lettura alla piscina fino al semplice silenzio.

Le attività ricominciavano il pomeriggio con lo yoga “fisico” per arrivare a cena. Io che ho avuto spesso un rapporto conflittuale col cibo ho apprezzato la possibilità di condividere piatti semplici, e offerti dagli altri membri del gruppo con un sorriso, con gli altri commensali.

E così, giunti a sera, ci si impegnava nella meditazione oppure nel canto di Bhajan e Kirtan che io amo in modo particolare. Infine, tutti a letto presto, o quasi tutti (c’è anche chi ha più resistenza di me!).

Con il passare dei giorni ho intessuto delle relazioni belle, fatte di cuore, con gli altri partecipanti alla vacanza. A volte sono sorti conflitti, ma ho imparato a non cogliere più le provocazioni di chi non è ancora pronto ad ascoltare. Altre volte, invece, ho semplicemente ascoltato chi voleva aprirsi e parlare dei propri problemi.

Questa vacanza mi ha regalato, in definitiva, molte cose, la maggior parte delle quali sono intangibili.

Innanzitutto, mi ha ricordato chi sono veramente, non Stefania la giornalista, la scrittrice, la cantante, la disoccupata. Ma Stefania il cui nome corrisponde a qualcosa di più “alto”.
Mi sono anche riconciliata con me stessa e perdonata per molte cose arrivando (quasi) a piacermi: in fondo devo passare un sacco di tempo con me!

Ho anche visto il mio primo cinghiale, che ha assunto un significato speciale poiché erano giorni che chiedevo un “segno” e il segno è arrivato alle sei meno un quarto del mattino, su un sentiero che ci ha fatti incontrare e che mi ha riempita di allegria!

E molti dei risultati di questa esperienza so che si mostreranno ancora in futuro.

Per questo voglio ringraziare non solo gli insegnanti di Sathya Yoga, che mi hanno permesso di fare questa esperienza, ma anche tutte le anime che ho avuto l’onore di incontrare.

Namasté.

Stefania.

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Tra le pagine di Una sciamana a Londra

Ho appena terminato la lettura di un libro intenso e illuminante. Si tratta del testo “Una sciamana a Londra” di Anna Hunt.

Non definirei questo libro un romanzo ma neppure un’autobiografia: è la biografia di una rinascita e della scoperta di un potere nascosto.

Copertina di Una sciamana a LondraInfatti, al suo interno si narra la storia proprio di Anna, chiamata successivamente Anita, che si reca in Perù con uno scopo iniziale differente rispetto a quello che emergerà successivamente. Infatti, Anna vorrebbe semplicemente “staccare” dalla sua routine quotidiana, dal lavoro stressante di giornalista freelance e dalla relazione insoddisfacente con il fidanzato. Inoltre, vorrebbe capire le ragioni dei suoi continui problemi digestivi.

Arrivata in Perù con un’amica, inizialmente si appassionerà semplicemente della cultura del posto ma, poi, verrà “lambita” dal fascino dello sciamano Maximo Morales, al quale verrà affidata e dal quale imparerà l’arte sciamanica.

Sì, perché Anna capirà di avere una dote: quella di poter “vedere col cuore”, di poter contattare le energie proprie e altrui. E lo capirà sia grazie ai complessi rituali sciamanici, comprendenti anche l’assunzione dell’ayahuasca, una pianta utilizzata per entrare in connessione con il divino e per lasciare indietro ciò che la mente razionale cerca di imporre a chi si voglia avvicinare allo sciamanesimo, sia mediante una profonda ricerca interiore non scevra da dolori e delusioni.

Grazie a due importanti “apprendistati”, alla relazione speciale con il maestro Morales e alle tante esperienze mozzafiato vissute in Perù, Anita riuscirà a capire chi è e a conciliare il suo Io londinese con la sua parte più profonda e spirituale.

Il titolo originale del libro, infatti, è “The shaman in stilettos” cioè la sciamana con i tacchi a spillo, forse più corretto ed evocativo rispetto a quello italiano.

Consiglio davvero di leggere questo libro nel caso in cui siate interessati all’argomento ma anche al semplice scopo di capire qualcosa di più di affrontare le vostre paure e i vostri “demoni” e di fare anche voi un viaggio interiore.

DATI DEL LIBRO

Titolo: Una sciamana a Londra
Autore: Anna Hunt
Editore: Elliot
Numero Pagine: 381

PER SAPERNE DI PIU’ SULL’AUTRICE

Siti in inglese

The Shaman in Stilettos
Anna Hunt

Pagina relativa al libro sul sito di Elliot Edizioni

Elliot Edizioni

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In viaggio con papà

Il film “In viaggio con papà” era di tutt’altro tenore, ma potrei intitolare così la mia avventura pugliese.

In viaggio con mio papà alla (ri)scoperta delle radici. Radici che non ho mai potuto apprezzare per l’egoismo dei miei antenati, lo stupido orgoglio e la voglia di sentirsi “grandi” rispetto ai nuovi arrivati.

Ma radici che esistono e che mi sono piaciute.

In due giorni ho incontrato parenti che non avevo mai visto, visitato i posti in cui mio padre è cresciuto e apprezzato quelle terre dalle quali, in un modo o nell’altro, provengo anche io.
Ho ricercato nei volti di zii e cugini i miei tratti, perché io non somiglio a nessuno se non a mio padre. E in parte ho ritrovato qualche gesto, un’espressione, anche solo un modo di parlare che mi è sembrato famigliare.

E poi ho potuto capire meglio mio padre. Spesso non si conoscono i genitori, non si conoscono mai, se non alla fine, nei momenti più brutti e tragici. Ma io ho sempre voluto sapere di più e non lasciare al tempo il compito di istruirmi in merito alla vita della mia famiglia.
E il tempo, insieme ad un’occasione “burocratica”, mi ha concesso questa opportunità.
Insieme al mare, alle orecchiette e alla parlata musicale, “stretta” e complessa, ho portato qui a Torino anche ricordi preziosi, attimi e risate, aneddoti che potrò raccontare a chi verrà dopo di me.

Ho fatto un viaggio con papà.

Stefania

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