Tra le pagine di: Non ammalarti mai più

Torno tra le pagine di un libro per parlarvi di un testo che ho divorato (e mai termine fu più azzeccato vista la materia descritta nel libro!) e apprezzato.

non ammalarti mai piùSto parlando di Non Ammalarti Mai Più di Sara Cargnello e Stefano Momenté.

Scrissi tempo fa un’intervista proprio a Sara relativa al crudismo, stile alimentare del quale lei è una vera e propria “maestra”. Ed ora, dopo aver anche sperimentato il detox descritto sempre in uno dei suoi testi ho letto il libro riferito all’Igienismo e all’alimentazione.

Questo libro, che affronta tematiche differenti e presenta diversi metodi grazie ai quali migliorare la propria salute e il benessere generale, ed espone in modo chiaro i principi generali dell’igienismo e dell’alimentazione naturale.

Leggendolo potrete capire molto di come funziona il nostro corpo, di quanto l’alimentazione possa influenzare il nostro benessere e di quanto sia importante curare prima la “base”, cioè ciò che costituisce il nostro organismo originariamente perfetto e sano, ed eventualmente correre ai ripari nel caso di disturbi di sorta.

Infatti, al pari di un seme, una malattia può “germogliare” solo qualora il terreno (cioè il nostro corpo) sia predisposto (a causa dell’intervento di fattori quali l’alimentazione scorretta, lo stress, il mancato rispetto di norme igieniche riferite all’aria e a ciò che introduciamo nel corpo) ad accogliere tale malattia.

Il nostro organismo, quindi, ha in sé tutto ciò che serve per rimanere in salute. Noi dobbiamo solo aiutarlo fornendogli del “carburante” adeguato, facendogli fare esercizio e rendendo i nostri ambienti domestici e di lavoro più sani.

Vi consiglio, quindi, la lettura di questo manuale che risponderà a molte delle domande che spesso ci si pone come: “Perché sono sempre malato/stanco/fuori forma?” “Perché Tizio non si prende mai un’influenza ed io ogni inverno ci ricasco?” “Cosa posso fare per migliorare il mio stato di salute?”.

So che a molti potrà sembrare faticoso occuparsi della propria salute senza ricorrere ai farmaci, alla “pillola miracolosa” e ai dottori, ma è solo così che si potrà guadagnare un corpo sano, in forma e in grado di vivere bene e a lungo.

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Tra le pagine di: La dama e l’aquila

E’ di nuovo tempo di recensioni e, questa volta, voglio recensire il libro di una ragazza che conosco “telematicamente” e che è stata in grado di realizzare molto in diversi campi. Si definisce essa stessa “un vulcano” e devo dire che mai definizione fu più azzeccata!

la dama e l'aquilaSi tratta di Nataša Cvjianović che ha pubblicato il romanzo storico “La dama e l’aquila” che ho letto con molto piacere e praticamente divorato!

Il romanzo vede l’intrecciarsi di diverse storie e di differenti epoche, questo grazie alla narrazione di Nataša che affida ad Althea, protagonista del romanzo e donna “del mistero” il compito di portare il lettore a scoprire i segreti del suo passato e di quello della sua famiglia.

Si inizia da Trieste e si comincia dal 1910: due ragazzi appartenenti alla Società (non vi svelo che cosa sia), Manuel e Roffredo, sono stati incaricati di indagare sulla misteriosa signora Althea e sul suo passato per un motivo che, inizialmente, rimane oscuro al lettore. La seguono ed ottengono un’udienza con la dama all’interno della sua dimora triestina. La donna, inizialmente un po’ diffidente, decide di narrare ai due la storia della sua vita, vita che si snoda attraverso luoghi differenti e suggestivi: da Seattle a Boston, sino Trieste, appunto, passando per Praga.
Althea, con parole soppesate e grande contegno, inizierà a portare non solo i due giovani, ma anche il lettore, nel passato: prima verso la sua vita insieme ai Nativi Americani, sino al matrimonio con Anthony ed alla nascita dell’amato Leonard, detto Leaf. Il tutto sotto “l’ombra” del suggestivo, quanto misterioso, castello di Miramar. Sarà il castello a riempire per anni la mente di Leaf che lo disegnerà e dipingerà in tutti i suoi quadri. E il mistero di Miramar porterà la famiglia di Althea ad una svolta davvero sorprendente e inattesa, in grado di mantenere fino all’ultimo la tensione narrativa.

Non vi svelerò altri dettagli della trama per non rovinarvi la sorpresa e per consentirvi di godervi al massimo la narrazione. Ma posso asserire con tutta certezza che questo romanzo di esordio vede la nascita di una scrittrice vera, in grado di conquistare il lettore e di portarlo in luoghi magnifici.

Leggendo vi verrà voglia di visitare le città menzionate e di rivivere le epoche nelle quali il romanzo è ambientato. Vorrete conoscere i suoi personaggi e condividere la loro vita. Vorrete entrare anche voi nel misterioso castello di Miramar e carpirne i segreti.

Nataša ha certamente svolto un grande lavoro di ricerca e di ricostruzione storica che si comprende notando i dettagli inseriti nel libro.

Per questo vi consiglio di leggere il suo “La dama e l’aquila”, un libro al quale spero ne seguiranno molti altri.

DATI DEL LIBRO

Titolo: La Dama e l’Aquila
Autore: Nataša Cvjianović
Editore: Edizioni Segno
Anno: 2012
Pagine: 492
Prezzo: 22 euro

Potete trovarlo direttamente sul sito dell’editore a questo indirizzo.

Stefania.

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In un battito di ciglia – il mio nuovo libro

in un battito di cigliaCi sono momenti nella vita che si possono definire decisivi.

Questo è uno di quei momenti, ma ne ho affrontati altri durante i miei, a dire di qualcuno, pochi anni di vita.

Uno di questi è stato accettare, e poi affrontare, una malattia oculare particolarmente oscura e certamente in grado di spaventare una ragazza di 26 anni.

Nel 2009, infatti, in Spagna mi ritrovai a non vedere più per metà del campo visivo dell’occhio destro. La diagnosi, effettuata a Madrid e confermata in Italia, era quella di un’infiammazione al nervo ottico, infiammazione che, però, aveva cause sconosciute.

L’unica cosa sulla quale tutti erano concordi era l’impossibilità di recuperare la vista e di far guarire il nervo.

“Ormai dovrà abituarsi a vedere male”

Mi hanno detto i medici. Io, però, che ero giovane e non volevo arrendermi ad una diagnosi che mi pareva un po’ azzardata iniziai la mia ricerca, una ricerca che mi ha portata non soltanto a guarire (per il mio oculista si è trattato di un miracolo) ma ad imparare molto su me stessa e sugli altri.

Così, a distanza di quasi quattro anni, ho deciso di condividere con gli altri il diario che tenni in quei mesi pieni di speranza, di paure e di riscoperta. Ho scritto un libro intitolato

In un Battito di Ciglia

che vuole essere non solo un racconto della mia vicenda ma anche un punto di riferimento per tutti quei pazienti che si trovino ad affrontare il mio stesso problema.

Infatti, in Italia le malattie del nervo ottico sono ancora poco conosciute e mal curate. Tolti i casi palesi, come quelli di aumento della pressione intracranica e di cancro, gli altri vengono lasciati “decantare” perché, secondo la medicina ufficiale, “non è possibile recuperare un nervo”.

Io, e molti altri, siamo la prova che i medici si sbagliano.

Potete trovare e scaricare il mio ebook in formato Kindle qui.

Per domande, commenti e tutto ciò che vi passa per la testa contattatemi sempre ai miei indirizzi:

stefania.damm@gmail.com
io@stefaniadammicco.it

Sarò lieta di rispondere a tutte le vostre domande!

Stefania

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Fagioli di soia alla Messicana

Io amo il Messico e un giorno vorrei visitarlo, soprattutto per ripercorrere la storia di Frida Kahlo, che mi ha sempre ispirata.

Amo anche molto la cucina messicana che, con qualche aggiustamento, può essere decisamente Vegan.

In particolare, questo tipo di cucina utilizza molto i legumi e il mais, ingredienti che a me piacciono e che possono anche prestarsi a diverse interpretazioni culinarie.
So anche che i fagioli di soia non sono propriamente messicani, ma tutti i fagioli scuri mi ispirano sempre delle ricette che rimandano a questo splendido Paese.

E così, avendo in casa solo i fagioli di soia scuri ho deciso di inventare una ricetta che li ha resi un po’ più messicani.

Fagioli di Soia alla Messicana

Per realizzare questa ricetta non serve molto:

Una lattina di polpa di pomodoro
Fagioli di soia
Una lattina piccola di mais
Tabasco
Sale
Olio EVO

Le quantità sono davvero a piacere perché io non peso mai gli ingredienti ma vado un po’ “a mano”.

Per prima cosa dovete pensare ai fagioli: andranno messi a bagno per circa 8 ore e poi cotti, dopo averli lavati, per altri 90 minuti circa.

A questo punto potete scolare i fagioli e preparare il resto della ricetta.

Scaldate un po’ di olio extravergine (io ho quello di famiglia, privilegiata! Arriva direttamente da Melfi, dalla terra dei miei antenati e dagli alberi che vennero piantati dal mio caro nonno!) e versate la polpa di pomodoro.

Successivamente aggiungete il mais e fate sobbollire per circa cinque minuti.

Intanto potete aggiungere un po’ di sale e del tabasco, che è davvero ottimo con i fagioli!

Dopo altri cinque minuti potete aggiungere i fagioli scolati. A questo punto lasciate cuocere a fuoco lento per circa 15 minuti, mescolando di tanto in tanto per evitare che il tutto si attacchi.

Il mio consiglio è quello di lasciar cuocere fino a quando non vedrete la polpa di pomodoro rapprendersi un po’, in modo tale che il composto non sia troppo liquido.

Alla fine, servite in un piatto, meglio se d’ispirazione messicana, e accompagnate il tutto con pane o con tortillas di mais.

Io ho adorato questa ricetta, quindi non posso che augurarvi buon appetito!

Stefania

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Il sole torna, dopo il temporale

Finalmente il 2012 si è concluso ed ha portato via con sé tutto ciò che mi ha tormentata per quasi un anno intero.

Per me il 2012 è stato davvero quello della “fine del mondo” perché molte delle mie certezze sono crollate e mi sono ritrovata ad essere infelice e depressa per molto, molto tempo.

Il lavoro che non c’era, la salute che, di riflesso, si è rovinata, le preoccupazioni famigliari mi hanno davvero sfinita ed ho fatto il conto alla rovescia, attendendo la fine dell’anno, davvero con trepidazione. Perché io ai nuovi inizi credo. Credo che la nostra mente sia in grado di influenzarci e di portarci dove vuole e che semplicemente cambiare calendario la possa riportare ad un certo equilibrio.

Certo, di cose da sistemare ne ho ancora parecchie, ma ora sono più serena e sono pronta a tirarmi su le maniche ed iniziare di nuovo.

Spero che questo nuovo anno mostri a chi mi ha fatto del male quanto possa essere brutto essere maltrattati e che, invece, porti tante cose belle, gioia, salute, prosperità, a chi se lo merita: dal padre di famiglia disoccupato a noi giovani che sembriamo non poter uscire di casa perché ci mancano le risorse, sino a coloro che se la passano certamente peggio di me e di molti di noi perché devono fronteggiare malattie, fame, miseria.

Vorrei davvero vedere il mondo un po’ cambiato e vorrei poter respirare una nuova atmosfera, come quando si conclude un temporale e, pian piano, le nubi si diradano e il sole torna a riempire il cielo.

Ed io ho iniziato il nuovo anno prima camminando in montagna, affrontando i miei primi nevai e la paura che mi ha reso le gambe molli e mi ha fatto battere il cuore. E poi con l’unica persona che volevo vicina nel passaggio al 2013 e che qualche anno fa mi regalò questo sito. Se potrò avere avventure e amore per tutto il 2013 sarò la persona più felice del mondo.

Buon anno a tutti, ovunque voi siate.

Stefania

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Del Fenomeno Matrix e dei movimenti pseudo-religiosi

Mi è accaduta un’esperienza singolare.

Qualche settimana fa, non dirò come e perché, sono venuta a conoscenza di una nuova realtà para-religiosa presente nel territorio italiano e non solo.

Incuriosita dai dettagli che la riguardavano ho fatto ricerche, trovato contatti e iniziato una forma di personale “inchiesta giornalistica”, senza commissione alcuna e senza riferimento ad una particolare testata.

Ho avuto l’ardire (ovviamente sappiate che questa frase inizia con un’espressione ironica) di chiamare questa realtà “setta”, perché la considero tale e così viene considerata anche da eminenti sociologi, psicologi e giornalisti, molto più esperti e capaci della sottoscritta.

Ebbene, avete visto il film “Matrix”? Vi ricordate come facessero in fretta gli “agenti” ad arrivare sul luogo di una qualche forma di invasione, moltiplicandosi alla velocità della luce e cercando di annullare l’attacco nemico? A me è successa la stessa cosa: email, messaggi e velate accuse hanno iniziato a piovermi addosso.

“Come fa a definirla una setta? Quale competenze ha?” mi hanno chiesto. E loro che ne sanno? Io potrei anche essere una super esperta del sistema delle sette! Sono partiti dal presupposto per il quale io non fossi in grado di giudicare con oculatezza e in modo oggettivo il loro stile di vita. Questo soprattutto perché avevo fatto riferimento, in alcuni messaggi pubblici (non ho nulla da nascondere!) rilasciati in un forum, al fatto per il quale una mia amica è stata fagocitata da una setta ed ora non ne ho più notizie, da qualche anno. E’ una notizia vera, un’esperienza negativa che ho vissuto in prima persona e che non potrò dimenticare.

È proprio da quel momento che mi sono interessata al fenomeno delle sette, dei nuovi “movimenti religiosi” e del proselitismo spirituale. Ho letto, ho studiato, mi sono documentata a lungo e, a volte, sono stata anche testimone diretta di nuovi culti e delle loro modalità di proselitismo (avete presente il così detto Bombardamento D’Amore? No, allora andate a questo link).

Eppure sono stata paragonata ad un inquisitore, a coloro che uccisero quelle che venivano erroneamente chiamate streghe.

CHI, IO? Io che ho intrapreso un lungo percorso di autovalutazione e di ricerca spirituale convertendomi al Buddhismo (Apostata in fede!!!!) ? Io che con la Chiesa non ho per nulla un buon rapporto sin dalla mia infanzia? Io che ho amici di tutte le religioni e che amo la diversità proprio perché rende il mondo più ricco di punti di vista.

Io che odio, invece, coloro che giocano sulle debolezze della gente per trarre profitti, coloro che distruggono le famiglie e che manipolano gli altri.

Non mi stupirei di ricevere ulteriori email, commenti e altro in seguito a questo post. Ben vengano.

Non smetterò mai di indagare, di fare domande e di battermi per la libertà di scelta, una libertà che non deve essere intaccata da culti falsi e per nulla legati allo spirito.

Stefania

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Tra le pagine di: i libri di Susan Shapiro

Ritorno a parlare di libri e, in particolare, di un’autrice: Susan Shapiro.

Ho letto di seguito i due libri tradotti in italiano scritti da questa professoressa statunitense: La Terapia dei Dolci e Cinque uomini che mi hanno spezzato il cuore.

La terapia dei dolciOra, il primo, La terapia dei dolci, ha il solito “titolo all’italiana”. Originariamente il romanzo era intitolato “Speed Shrinking” che, letteralmente, significa “Ridurre la velocità”. Ma, si sa, per il nostro pubblico è sempre necessario infarcire i titoli di elementi estranei alla trama in se stessa.

La Terapia dei Dolci è un romanzo autobiografico e, leggendo il secondo libro (anche se è il primo in termini temporali) “Cinque uomini che mi hanno spezzato il cuore”, si capisce quanto lo sia.

Narra la storia di Julia Goodman, autrice di libri di auto-aiuto e dipendente dalla terapia! Già, Julia è diventata una specie di psychologist-addicted che, perso il contatto diretto con il suo primo terapista, inizia a cercarne uno nuovo ma, nel frattempo, abbandonata dall’amica d’infanzia e in rotta con il marito dovrà fare i conti con la propria mania per i dolci: cupcakes, ciambelle e cioccolata diventano i suoi generi di conforto e la portano a raggiungere il peso di 75 chili (partendo da 58 chili).
Sarà difficile per Julia cercare di responsabilizzarsi e ricercare dentro di sé le motivazioni per farcela da sola, senza appoggiarsi né alla terapia né al cibo e neppure alle relazioni umane.

cinque uomini che mi hanno spezzato il cuoreIl secondo libro che ho letto, che non è propriamente un romanzo ma più un diario, è proprio la storia di Susan e del suo viaggio a ritroso nel mondo degli ex. Susan decide di contattare i cinque uomini che le hanno spezzato il cuore e di valutare i motivi delle rotture e dei dissapori.

L’impressione che ho avuto, leggendo i libri praticamente insieme, è stata quella di trovarmi davanti una donna un bel po’ capricciosa, un bel po’ egoista (non pensa al fatto che, probabilmente, suo marito potrebbe non gradire il “viaggio sul viale dei ricordi” in compagnia degli ex) e immatura, nonostante i quarant’anni e rotti. Questa autrice riesce a far ridere e ad irritare il lettore allo stesso tempo, facendogli chiedere: “Ma che problema ha?”.
Si lamenta, infatti, della sua vita apparentemente difficile, ma che è stata costellata da successi, da un lavoro soddisfacente e da un matrimonio ben riuscito che, però, sembra non poterla soddisfare e che cerca di minare tentando di conquistare o ri-conquistare altri uomini.

Insomma, vi consiglio di leggere il romanzo, un po’ meno il diario autobiografico, perché almeno potrete crogiolarvi nella fiction aggiunta rispetto alla vita vera dell’autrice. Non è tutto da buttare, certo, e il romanzo fa spesso ridere e molto spesso fa sentire il lettore vicino alla protagonista. Tuttavia, capendo ciò che si trova dietro si può non essere così solidali con la Shapiro.

Per saperne di più su Susan Shapiro vi invito a visitare il suo sito internet: www.susanshapiro.net

I libri

1.TITOLO: La terapia dei dolci
AUTORE: Susan Shapiro
EDITORE: Dalai
ANNO: 2011
PAGINE: 284

VOTO: 7,5

2.TITOLO: Cinque uomini che mi hanno spezzato il cuore
AUTORE: Susan Shapiro
EDITORE: Piemme
ANNO: 2008
PAGINE: 302

VOTO: 7,5

 

Stefania

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Artissima 2012 e il paradigma della vita

Sicuramente sono in ritardo rispetto ad altri “opinionisti” ma solo oggi ho avuto la possibilità di mettermi qui e scrivere una cronaca da Artissima 2012, una manifestazione che quest’anno ha davvero visto una grande partecipazione da parte del pubblico, soprattutto durante la giornata di domenica.

 

Sono stati, infatti, oltre 50 mila i visitatori che hanno deciso di trascorrere qualche ora a rimirare opere d’arte di diverso tipo e che hanno criticato, ammirato, fotografato le esposizioni dell’Oval del Lingotto, una sede che è stata scelta tre anni fa e che sembra accogliere i consensi del pubblico, vista la sua comodità in termini di trasporti, parcheggio e molto altro.

 

Io, che di arte non capisco molto, come al solito mi sono dilettata nella “passeggiata artistica con abito”, in questo caso con un vestito Rockabilly proveniente da Londra e con stampa leopardata (con l’aggiunta di rose rosse).

 

Vestito

Per me, infatti, tutti possono fare di se stessi un’opera d’arte con il look, il trucco, l’abbigliamento.

E così ho deciso di farmi ispirare non tanto dalle opere, per le quali vale sempre il motto “de gustibus”, ma dalle persone: ragazze con capelli multicolori, scarpe rosa shocking, occhiali dal gusto retrò mi hanno colpita davvero!

Così come l’opera che vedete qui sotto:

 

Boring Conceptual Crap

che descrive quello che, spesso, è il mio stato d’animo (l’opera è di Mark Flood e potete vedere alcune sue creazioni a questo indirizzo).

Così, mi sono divertita a passeggiare e a ridere spensierata insieme al mio fotografo personale (nonché uomo personale) che mi ha ritratta con il mio look vintage, ed ho potuto passare qualche ora senza troppe preoccupazioni.

 

Tuttavia, la crisi è arrivata anche ad Artissima ma non nel senso negativo: ha ispirato un’opera davanti alla quale mi sono fatta fotografare, perché rappresenta il messaggio di speranza che vorrei trasmettere a tutti i miei coetanei: prendiamola con filosofia, sorridiamo e uniamoci per fare della nostra vita un’opera d’arte.

 

Smile

 

Stefania

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Pillole dal mio nuovo libro – 1

Ho deciso di aggiungere una nuova categoria al mio sito, una categoria davvero molto preziosa per me.

Un angolo nel quale poter condividere con chi mi legge (e chi legge? Commentate!) i contenuti del mio nuovo romanzo, che segue La Luna Intera ma che non è un suo seguito. Un altro sogno che sto cercando di portare avanti nonostante tutto, nonostante le sconfitte, le cose brutte che sono capitate e la tristezza che ogni giorno mi accompagna.

Buona pillola!

 

 Ridemmo insieme, sollevando un po’ i nostri spiriti. Arianna aveva già preso la sua decisione, anche con un colpo di testa particolarmente audace, mentre io continuavo a tergiversare, a parlare e a riflettere. Parlare mi riusciva piuttosto bene, mentre non ero per nulla brava nel mettere in pratica le mie idee.

Ad esempio, prima di decidere di intraprendere la carriera giornalistica avevo trascorso giorni d’inferno. Spulciavo le statistiche, leggevo saggi sull’argomento, cercavo di capire se per una principiante come me ci fosse qualche possibilità. Alla fine avevo preso la mia decisione basandomi sull’istinto e mettendomi nei miei panni ipotetici. Pensai a me stessa nelle vesti di avvocato e non mi piacque, poi passai alla carriera giornalistica e, epifania, mi sembrò quella più adatta alla mia indole. Forse anche in questo caso avrei dovuto fare così.

[...]

 Erano tante le domande che si affollavano nella mia mente e che non mi lasciavano decidere con serenità. Tuttavia, il tempo stringeva, il weekend anche, e non potevo continuare a rimandare la mia risposta. Decisi, quindi, di darmi ancora un giorno di tempo, una domenica di assoluto isolamento dedicata all’esame di tutte le prospettive, le idee, le proposte e i dubbi in modo da avere un quadro completo alla fine della giornata. Una domenica da “o tutto o niente” durante la quale pormi come obiettivo, finalmente, la mia personale serenità e null’altro.

 

Stefania

 

 

 

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L’inferno è un colloquio di lavoro

Oggi ho visto come potrebbe essere l’inferno.

L’inferno potrebbe essere un colloquio di lavoro/truffa in un’agenzia per il lavoro.

Le agenzie per il lavoro, graaande invenzione del caro Biagi, dovrebbero fare da intermediarie tra i lavoratori (cioè noi) e le aziende. Tuttavia, spesso tali agenzie propongono quelli che pensano essere dei lavori ma che, in realtà, sono delle prese in giro.

Tipo: nell’annuncio troverete scritto che un’azienda (e non un’agenzia, attenzione) cerca dei ragazzi sino ai 35 anni per uno stage finalizzato ad un’assunzione.

Poi, al colloquio vi sentirete dire che:

  • è l’agenzia e non l’azienda a ricercare i profili
  • il lavoro sarà sì di 3 mesi ma non sarà pagato
  • non si promette alcuna assunzione, semmai il contrario

Ecco, quindi, perché potrei definire Inferno questa situazione. Io sono rimasta fino alla fine giusto per divertimento, non avrei mai accettato una cosa del genere. Tuttavia, mi hanno profondamente colpita lo scoramento, la delusione, la paura e l’angoscia che serpeggiavano tra gli altri candidati.

Sulle loro facce si leggeva: “Ed ora, come farò?”.

Io vorrei sempre consigliare ai ragazzi di affrontare i colloqui non come se fossero questione di vita o di morte ma come si affronta un appuntamento con un potenziale partner: con allegria e un pizzico d’incoscienza. Date il vostro meglio ma poi lasciate fare al fato, ricordandovi sempre che non è colpa vostra se siete disoccupati.

E alle agenzie vorrei dire che dovrebbero smetterla di spacciare per lavoro ciò che non lo è, visto che, il dizionario definisce il lavoro come: “Occupazione specifica che prevede una retribuzione ed è fonte di sostentamento”.

 

Stefania

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