Far del bene con lo yoga

Lo yoga per me è una passione, ed ora un mestiere. Ma con lo yoga si può fare del bene, non solo ai propri allievi ma anche a coloro che sono meno fortunati di noi.

L’associazione Sathya Yoga da anni si occupa di finanziare progetti di beneficenza, in Italia e in India, ed ora si sta occupando di un progetto davvero molto bello ed ambizioso.

Si tratta dello “Sri Prema Charitable Village” il villaggio nel Karnataka, sud dell’India, di cui Sathya Yoga sta sostenendo la costruzione che prevede mensa e distribuzione cibo ai villaggi limitrofi, pronto soccorso, scuola e orfanotrofio (www.sripremacharitabletrust.com).

A questo progetto collabora anche Sathya Yoga Torino con l’organizzazione di una lezione ad offerta libera per il 25 aprile che si incentrerà sul tema di Yoga e Purificazione.

Le asana e le tecniche respiratorie che verranno proposte consentiranno a tutti i praticanti di eliminare le tossine presenti nel corpo e di sostenere al meglio il cambio di stagione.

La lezione si terrà nella sede di Sathya Yoga Torino, in via Boucheron 14 a partire dalle 10 ed è aperta a tutti.

Vista la disponibilità limitata di posti è necessario prenotare.

Via email all’indirizzo stefania.damm@gmail.com

Via sms o telefonata al numero 339 17 63 741

Una buona occasione per fare e farsi del bene!

Stefania

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Dei sogni e dello yoga

In questi (quasi) due anni ho patito moltissimo per l’assenza di possibilità lavorative serie. Poi, con il passare del tempo, mi sono convinta a dedicarmi a qualcosa che mi piacesse DAVVERO.

Sì, perché la scrittura e il giornalismo mi piacciono molto, ma mi hanno delusa, mi hanno tradita, mi hanno lasciata con un pugno di mosche e tanta amarezza.

Così mi sono chiesta: “Che cos’altro so fare?” e la risposta è stata “Non so se lo so fare davvero, ma voglio aiutare gli altri a stare meglio“.

E  così ho pensato a ciò che fa stare bene me da tanti, tanti anni: lo YOGA!

Mi sono avvicinata allo yoga ben 15 anni fa, a seguito di un infortunio ad un ginocchio. Tra alti e bassi ho proseguito la pratica per tanti anni e poi, nel 2010, ho deciso di intraprendere il percorso formativo con Sathya Yoga. Sui loro tappetini ho riscoperto il vero amore per lo yoga, quello fatto bene, insegnato bene, quello che non è ginnastica ma che è un modo di vivere e concepire la vita del tutto diverso.

Il mio carattere si è modificato, il mio cuore si è aperto e, alla fine, sono diventata insegnante. Entrare a far parte del gruppo degli insegnanti mi ha resa fiera e felice in modo indescrivibile perché, dopo tanti mesi di “pena”, finalmente sono riuscita a realizzare qualcosa.

E da lì è nata anche la voglia di diffondere questa disciplina che tanto amo aprendo un centro affiliato a quello che mi ha permesso di formarmi: Sathya Yoga Torino nel quale mi occuperò, a partire dal 20 gennaio, di incontrare tutti coloro che vorranno conoscere lo yoga nella sua integralità.

E  se potrò trasmettere il mio amore per lo yoga anche solo ad uno degli allievi che verrà da me, allora sarò davvero soddisfatta!

Ovviamente, vi aspetto all’inaugurazione che si terrà il 19 gennaio a partire dalle 16,30 in via Boucheron 14 a Torino!

Ecco anche il link della Pagina Facebook di Sathya Yoga Torino.

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Una vacanza con lo yoga nel cuore

Ci sono momenti in cui si ha bisogno di una pausa. Una pausa da una quotidianità che sta stretta, che rende tristi e che non consente di sentirsi liberi, seppure si possano avere tutti gli strumenti per rendersi liberi.

Ho attraversato uno di questi lunghi momenti nell’ultimo anno e, così, ho deciso di interrompere la sequela di settimane deprimenti partecipando alla Vacanza Yoga con la scuola che mi sta formando, la scuola Sathya Yoga.

In una settimana ho potuto avere un assaggio di come la vita potrebbe essere SEMPRE se solo ci si concentrasse sul lasciarsi scivolare addosso molti dei “grattacapi” quotidiani.

Premetto che ogni attività era a libera partecipazione ma io ho deciso di seguire tutte le lezioni perché il mio obiettivo era quello di sconvolgere letteralmente il mio modo di pensare che, con il trascorrere del tempo, era diventato piuttosto stantio e “imprigionante”.

Così, ogni mattina ho puntato la sveglia alle 5,20, mi sono alzata, ho fatto una doccia e poi, nel silenzio che solo l’alba può regalare, sono scesa per andare in sala yoga. Lì, ascoltando i Veda, recitando i mantra o, semplicemente, prendendomi il tempo per stare un po’ con me stessa, ho riscoperto la straordinarietà del nostro . Il nostro Sé è davvero Infinito, è parte del Tutto e ce lo dimostra se solo cerchiamo di tornare in contatto con esso.

Non con la forza, ma con l’amore.

Spesso mi sono ritrovata in lacrime, ma non sono mai state lacrime di dolore o dettate dal nervosismo, ma determinate dal tocco di quell’Amore che spesso facciamo tacere perché vogliamo pensare che il mondo sia un posto brutto, cattivo e che tutti ci vogliano fare del male.

E quando l’Amore tocca davvero il nostro Sé si prova una gioia infinita, che sgorga dal cuore anche sotto forma di lacrime.

La mattinata proseguiva con la lezione di Hatha Yoga e poi con le attività comunitarie: dalle semplici chiacchiere al lavoro in cucina (che io ho saltato perché, ahimé, mi sono ammalata l’ultimo giorno), dalla lettura alla piscina fino al semplice silenzio.

Le attività ricominciavano il pomeriggio con lo yoga “fisico” per arrivare a cena. Io che ho avuto spesso un rapporto conflittuale col cibo ho apprezzato la possibilità di condividere piatti semplici, e offerti dagli altri membri del gruppo con un sorriso, con gli altri commensali.

E così, giunti a sera, ci si impegnava nella meditazione oppure nel canto di Bhajan e Kirtan che io amo in modo particolare. Infine, tutti a letto presto, o quasi tutti (c’è anche chi ha più resistenza di me!).

Con il passare dei giorni ho intessuto delle relazioni belle, fatte di cuore, con gli altri partecipanti alla vacanza. A volte sono sorti conflitti, ma ho imparato a non cogliere più le provocazioni di chi non è ancora pronto ad ascoltare. Altre volte, invece, ho semplicemente ascoltato chi voleva aprirsi e parlare dei propri problemi.

Questa vacanza mi ha regalato, in definitiva, molte cose, la maggior parte delle quali sono intangibili.

Innanzitutto, mi ha ricordato chi sono veramente, non Stefania la giornalista, la scrittrice, la cantante, la disoccupata. Ma Stefania il cui nome corrisponde a qualcosa di più “alto”.
Mi sono anche riconciliata con me stessa e perdonata per molte cose arrivando (quasi) a piacermi: in fondo devo passare un sacco di tempo con me!

Ho anche visto il mio primo cinghiale, che ha assunto un significato speciale poiché erano giorni che chiedevo un “segno” e il segno è arrivato alle sei meno un quarto del mattino, su un sentiero che ci ha fatti incontrare e che mi ha riempita di allegria!

E molti dei risultati di questa esperienza so che si mostreranno ancora in futuro.

Per questo voglio ringraziare non solo gli insegnanti di Sathya Yoga, che mi hanno permesso di fare questa esperienza, ma anche tutte le anime che ho avuto l’onore di incontrare.

Namasté.

Stefania.

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Tra le pagine di Una sciamana a Londra

Ho appena terminato la lettura di un libro intenso e illuminante. Si tratta del testo “Una sciamana a Londra” di Anna Hunt.

Non definirei questo libro un romanzo ma neppure un’autobiografia: è la biografia di una rinascita e della scoperta di un potere nascosto.

Copertina di Una sciamana a LondraInfatti, al suo interno si narra la storia proprio di Anna, chiamata successivamente Anita, che si reca in Perù con uno scopo iniziale differente rispetto a quello che emergerà successivamente. Infatti, Anna vorrebbe semplicemente “staccare” dalla sua routine quotidiana, dal lavoro stressante di giornalista freelance e dalla relazione insoddisfacente con il fidanzato. Inoltre, vorrebbe capire le ragioni dei suoi continui problemi digestivi.

Arrivata in Perù con un’amica, inizialmente si appassionerà semplicemente della cultura del posto ma, poi, verrà “lambita” dal fascino dello sciamano Maximo Morales, al quale verrà affidata e dal quale imparerà l’arte sciamanica.

Sì, perché Anna capirà di avere una dote: quella di poter “vedere col cuore”, di poter contattare le energie proprie e altrui. E lo capirà sia grazie ai complessi rituali sciamanici, comprendenti anche l’assunzione dell’ayahuasca, una pianta utilizzata per entrare in connessione con il divino e per lasciare indietro ciò che la mente razionale cerca di imporre a chi si voglia avvicinare allo sciamanesimo, sia mediante una profonda ricerca interiore non scevra da dolori e delusioni.

Grazie a due importanti “apprendistati”, alla relazione speciale con il maestro Morales e alle tante esperienze mozzafiato vissute in Perù, Anita riuscirà a capire chi è e a conciliare il suo Io londinese con la sua parte più profonda e spirituale.

Il titolo originale del libro, infatti, è “The shaman in stilettos” cioè la sciamana con i tacchi a spillo, forse più corretto ed evocativo rispetto a quello italiano.

Consiglio davvero di leggere questo libro nel caso in cui siate interessati all’argomento ma anche al semplice scopo di capire qualcosa di più di affrontare le vostre paure e i vostri “demoni” e di fare anche voi un viaggio interiore.

DATI DEL LIBRO

Titolo: Una sciamana a Londra
Autore: Anna Hunt
Editore: Elliot
Numero Pagine: 381

PER SAPERNE DI PIU’ SULL’AUTRICE

Siti in inglese

The Shaman in Stilettos
Anna Hunt

Pagina relativa al libro sul sito di Elliot Edizioni

Elliot Edizioni

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In viaggio con papà

Il film “In viaggio con papà” era di tutt’altro tenore, ma potrei intitolare così la mia avventura pugliese.

In viaggio con mio papà alla (ri)scoperta delle radici. Radici che non ho mai potuto apprezzare per l’egoismo dei miei antenati, lo stupido orgoglio e la voglia di sentirsi “grandi” rispetto ai nuovi arrivati.

Ma radici che esistono e che mi sono piaciute.

In due giorni ho incontrato parenti che non avevo mai visto, visitato i posti in cui mio padre è cresciuto e apprezzato quelle terre dalle quali, in un modo o nell’altro, provengo anche io.
Ho ricercato nei volti di zii e cugini i miei tratti, perché io non somiglio a nessuno se non a mio padre. E in parte ho ritrovato qualche gesto, un’espressione, anche solo un modo di parlare che mi è sembrato famigliare.

E poi ho potuto capire meglio mio padre. Spesso non si conoscono i genitori, non si conoscono mai, se non alla fine, nei momenti più brutti e tragici. Ma io ho sempre voluto sapere di più e non lasciare al tempo il compito di istruirmi in merito alla vita della mia famiglia.
E il tempo, insieme ad un’occasione “burocratica”, mi ha concesso questa opportunità.
Insieme al mare, alle orecchiette e alla parlata musicale, “stretta” e complessa, ho portato qui a Torino anche ricordi preziosi, attimi e risate, aneddoti che potrò raccontare a chi verrà dopo di me.

Ho fatto un viaggio con papà.

Stefania

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Tra le pagine di: Non ammalarti mai più

Torno tra le pagine di un libro per parlarvi di un testo che ho divorato (e mai termine fu più azzeccato vista la materia descritta nel libro!) e apprezzato.

non ammalarti mai piùSto parlando di Non Ammalarti Mai Più di Sara Cargnello e Stefano Momenté.

Scrissi tempo fa un’intervista proprio a Sara relativa al crudismo, stile alimentare del quale lei è una vera e propria “maestra”. Ed ora, dopo aver anche sperimentato il detox descritto sempre in uno dei suoi testi ho letto il libro riferito all’Igienismo e all’alimentazione.

Questo libro, che affronta tematiche differenti e presenta diversi metodi grazie ai quali migliorare la propria salute e il benessere generale, ed espone in modo chiaro i principi generali dell’igienismo e dell’alimentazione naturale.

Leggendolo potrete capire molto di come funziona il nostro corpo, di quanto l’alimentazione possa influenzare il nostro benessere e di quanto sia importante curare prima la “base”, cioè ciò che costituisce il nostro organismo originariamente perfetto e sano, ed eventualmente correre ai ripari nel caso di disturbi di sorta.

Infatti, al pari di un seme, una malattia può “germogliare” solo qualora il terreno (cioè il nostro corpo) sia predisposto (a causa dell’intervento di fattori quali l’alimentazione scorretta, lo stress, il mancato rispetto di norme igieniche riferite all’aria e a ciò che introduciamo nel corpo) ad accogliere tale malattia.

Il nostro organismo, quindi, ha in sé tutto ciò che serve per rimanere in salute. Noi dobbiamo solo aiutarlo fornendogli del “carburante” adeguato, facendogli fare esercizio e rendendo i nostri ambienti domestici e di lavoro più sani.

Vi consiglio, quindi, la lettura di questo manuale che risponderà a molte delle domande che spesso ci si pone come: “Perché sono sempre malato/stanco/fuori forma?” “Perché Tizio non si prende mai un’influenza ed io ogni inverno ci ricasco?” “Cosa posso fare per migliorare il mio stato di salute?”.

So che a molti potrà sembrare faticoso occuparsi della propria salute senza ricorrere ai farmaci, alla “pillola miracolosa” e ai dottori, ma è solo così che si potrà guadagnare un corpo sano, in forma e in grado di vivere bene e a lungo.

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Tra le pagine di: La dama e l’aquila

E’ di nuovo tempo di recensioni e, questa volta, voglio recensire il libro di una ragazza che conosco “telematicamente” e che è stata in grado di realizzare molto in diversi campi. Si definisce essa stessa “un vulcano” e devo dire che mai definizione fu più azzeccata!

la dama e l'aquilaSi tratta di Nataša Cvjianović che ha pubblicato il romanzo storico “La dama e l’aquila” che ho letto con molto piacere e praticamente divorato!

Il romanzo vede l’intrecciarsi di diverse storie e di differenti epoche, questo grazie alla narrazione di Nataša che affida ad Althea, protagonista del romanzo e donna “del mistero” il compito di portare il lettore a scoprire i segreti del suo passato e di quello della sua famiglia.

Si inizia da Trieste e si comincia dal 1910: due ragazzi appartenenti alla Società (non vi svelo che cosa sia), Manuel e Roffredo, sono stati incaricati di indagare sulla misteriosa signora Althea e sul suo passato per un motivo che, inizialmente, rimane oscuro al lettore. La seguono ed ottengono un’udienza con la dama all’interno della sua dimora triestina. La donna, inizialmente un po’ diffidente, decide di narrare ai due la storia della sua vita, vita che si snoda attraverso luoghi differenti e suggestivi: da Seattle a Boston, sino Trieste, appunto, passando per Praga.
Althea, con parole soppesate e grande contegno, inizierà a portare non solo i due giovani, ma anche il lettore, nel passato: prima verso la sua vita insieme ai Nativi Americani, sino al matrimonio con Anthony ed alla nascita dell’amato Leonard, detto Leaf. Il tutto sotto “l’ombra” del suggestivo, quanto misterioso, castello di Miramar. Sarà il castello a riempire per anni la mente di Leaf che lo disegnerà e dipingerà in tutti i suoi quadri. E il mistero di Miramar porterà la famiglia di Althea ad una svolta davvero sorprendente e inattesa, in grado di mantenere fino all’ultimo la tensione narrativa.

Non vi svelerò altri dettagli della trama per non rovinarvi la sorpresa e per consentirvi di godervi al massimo la narrazione. Ma posso asserire con tutta certezza che questo romanzo di esordio vede la nascita di una scrittrice vera, in grado di conquistare il lettore e di portarlo in luoghi magnifici.

Leggendo vi verrà voglia di visitare le città menzionate e di rivivere le epoche nelle quali il romanzo è ambientato. Vorrete conoscere i suoi personaggi e condividere la loro vita. Vorrete entrare anche voi nel misterioso castello di Miramar e carpirne i segreti.

Nataša ha certamente svolto un grande lavoro di ricerca e di ricostruzione storica che si comprende notando i dettagli inseriti nel libro.

Per questo vi consiglio di leggere il suo “La dama e l’aquila”, un libro al quale spero ne seguiranno molti altri.

DATI DEL LIBRO

Titolo: La Dama e l’Aquila
Autore: Nataša Cvjianović
Editore: Edizioni Segno
Anno: 2012
Pagine: 492
Prezzo: 22 euro

Potete trovarlo direttamente sul sito dell’editore a questo indirizzo.

Stefania.

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In un battito di ciglia – il mio nuovo libro

in un battito di cigliaCi sono momenti nella vita che si possono definire decisivi.

Questo è uno di quei momenti, ma ne ho affrontati altri durante i miei, a dire di qualcuno, pochi anni di vita.

Uno di questi è stato accettare, e poi affrontare, una malattia oculare particolarmente oscura e certamente in grado di spaventare una ragazza di 26 anni.

Nel 2009, infatti, in Spagna mi ritrovai a non vedere più per metà del campo visivo dell’occhio destro. La diagnosi, effettuata a Madrid e confermata in Italia, era quella di un’infiammazione al nervo ottico, infiammazione che, però, aveva cause sconosciute.

L’unica cosa sulla quale tutti erano concordi era l’impossibilità di recuperare la vista e di far guarire il nervo.

“Ormai dovrà abituarsi a vedere male”

Mi hanno detto i medici. Io, però, che ero giovane e non volevo arrendermi ad una diagnosi che mi pareva un po’ azzardata iniziai la mia ricerca, una ricerca che mi ha portata non soltanto a guarire (per il mio oculista si è trattato di un miracolo) ma ad imparare molto su me stessa e sugli altri.

Così, a distanza di quasi quattro anni, ho deciso di condividere con gli altri il diario che tenni in quei mesi pieni di speranza, di paure e di riscoperta. Ho scritto un libro intitolato

In un Battito di Ciglia

che vuole essere non solo un racconto della mia vicenda ma anche un punto di riferimento per tutti quei pazienti che si trovino ad affrontare il mio stesso problema.

Infatti, in Italia le malattie del nervo ottico sono ancora poco conosciute e mal curate. Tolti i casi palesi, come quelli di aumento della pressione intracranica e di cancro, gli altri vengono lasciati “decantare” perché, secondo la medicina ufficiale, “non è possibile recuperare un nervo”.

Io, e molti altri, siamo la prova che i medici si sbagliano.

Potete trovare e scaricare il mio ebook in formato Kindle qui.

Per domande, commenti e tutto ciò che vi passa per la testa contattatemi sempre ai miei indirizzi:

stefania.damm@gmail.com
io@stefaniadammicco.it

Sarò lieta di rispondere a tutte le vostre domande!

Stefania

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Fagioli di soia alla Messicana

Io amo il Messico e un giorno vorrei visitarlo, soprattutto per ripercorrere la storia di Frida Kahlo, che mi ha sempre ispirata.

Amo anche molto la cucina messicana che, con qualche aggiustamento, può essere decisamente Vegan.

In particolare, questo tipo di cucina utilizza molto i legumi e il mais, ingredienti che a me piacciono e che possono anche prestarsi a diverse interpretazioni culinarie.
So anche che i fagioli di soia non sono propriamente messicani, ma tutti i fagioli scuri mi ispirano sempre delle ricette che rimandano a questo splendido Paese.

E così, avendo in casa solo i fagioli di soia scuri ho deciso di inventare una ricetta che li ha resi un po’ più messicani.

Fagioli di Soia alla Messicana

Per realizzare questa ricetta non serve molto:

Una lattina di polpa di pomodoro
Fagioli di soia
Una lattina piccola di mais
Tabasco
Sale
Olio EVO

Le quantità sono davvero a piacere perché io non peso mai gli ingredienti ma vado un po’ “a mano”.

Per prima cosa dovete pensare ai fagioli: andranno messi a bagno per circa 8 ore e poi cotti, dopo averli lavati, per altri 90 minuti circa.

A questo punto potete scolare i fagioli e preparare il resto della ricetta.

Scaldate un po’ di olio extravergine (io ho quello di famiglia, privilegiata! Arriva direttamente da Melfi, dalla terra dei miei antenati e dagli alberi che vennero piantati dal mio caro nonno!) e versate la polpa di pomodoro.

Successivamente aggiungete il mais e fate sobbollire per circa cinque minuti.

Intanto potete aggiungere un po’ di sale e del tabasco, che è davvero ottimo con i fagioli!

Dopo altri cinque minuti potete aggiungere i fagioli scolati. A questo punto lasciate cuocere a fuoco lento per circa 15 minuti, mescolando di tanto in tanto per evitare che il tutto si attacchi.

Il mio consiglio è quello di lasciar cuocere fino a quando non vedrete la polpa di pomodoro rapprendersi un po’, in modo tale che il composto non sia troppo liquido.

Alla fine, servite in un piatto, meglio se d’ispirazione messicana, e accompagnate il tutto con pane o con tortillas di mais.

Io ho adorato questa ricetta, quindi non posso che augurarvi buon appetito!

Stefania

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Il sole torna, dopo il temporale

Finalmente il 2012 si è concluso ed ha portato via con sé tutto ciò che mi ha tormentata per quasi un anno intero.

Per me il 2012 è stato davvero quello della “fine del mondo” perché molte delle mie certezze sono crollate e mi sono ritrovata ad essere infelice e depressa per molto, molto tempo.

Il lavoro che non c’era, la salute che, di riflesso, si è rovinata, le preoccupazioni famigliari mi hanno davvero sfinita ed ho fatto il conto alla rovescia, attendendo la fine dell’anno, davvero con trepidazione. Perché io ai nuovi inizi credo. Credo che la nostra mente sia in grado di influenzarci e di portarci dove vuole e che semplicemente cambiare calendario la possa riportare ad un certo equilibrio.

Certo, di cose da sistemare ne ho ancora parecchie, ma ora sono più serena e sono pronta a tirarmi su le maniche ed iniziare di nuovo.

Spero che questo nuovo anno mostri a chi mi ha fatto del male quanto possa essere brutto essere maltrattati e che, invece, porti tante cose belle, gioia, salute, prosperità, a chi se lo merita: dal padre di famiglia disoccupato a noi giovani che sembriamo non poter uscire di casa perché ci mancano le risorse, sino a coloro che se la passano certamente peggio di me e di molti di noi perché devono fronteggiare malattie, fame, miseria.

Vorrei davvero vedere il mondo un po’ cambiato e vorrei poter respirare una nuova atmosfera, come quando si conclude un temporale e, pian piano, le nubi si diradano e il sole torna a riempire il cielo.

Ed io ho iniziato il nuovo anno prima camminando in montagna, affrontando i miei primi nevai e la paura che mi ha reso le gambe molli e mi ha fatto battere il cuore. E poi con l’unica persona che volevo vicina nel passaggio al 2013 e che qualche anno fa mi regalò questo sito. Se potrò avere avventure e amore per tutto il 2013 sarò la persona più felice del mondo.

Buon anno a tutti, ovunque voi siate.

Stefania

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