Ritrovare gli animali

Ci sono testi che fanno riflettere.

Alcuni con profondità, concetti filosofici, elucubrazioni.

Altri con la semplicità dei sentimenti, delle storie genuine, dell’esperienza.

Questo accade leggendo “L’animale ritrovato” di Progetto Vivere Vegan. Un libro fatto di storie, di esperienze toccanti, raccontate da coloro che hanno salvato animali, che si sono messi in gioco, hanno cambiato la loro vita pur di ridare dignità felicità a maialini, conigli, mucche, cani, galline. Già, perché gli animali “ritrovati” sono davvero tanti, e non si parla solo dei classici animali domestici, anzi, forse loro vengono ad assumere un ruolo secondario, per una volta. Questo perché sono proprio i piccoli grandi animaletti “da cortile” ad avere, spesso, bisogno di amore e di essere salvati da un destino crudele che li vorrebbe in pentola, padella e così via.

Chi abbia già scelto di non mangiare carne troverà queste pagine commuoventi, perfette, genuine e spesso arriverà alle lacrime, com’è accaduto a me. Coloro che ancora mangiano bistecche e cosce impareranno a riconoscere i quei pezzi di carne sentimenti, valori, solidarietà ed amicizia e, magari, ripenseranno, anche solo in parte, il proprio stile di vita.

Questa è la mia grande speranza.

Per conoscere i dettagli sul libro e sull’attività di Vivere Vegan visitate il sito: http://www.viverevegan.org

Stefania

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Animali e trasmissioni

Tra le cose che mi stanno a cuore, o meglio dire, tra le cause che mi stanno a cuore figura sicuramente quella animalista. Penso che gli animali, a lungo bistrattati, sfruttati e ignorati dal genere umano meritino una “rivincita”. Se erano loro, un tempo, a prostrarsi al nostro servizio, volenti o nolenti, oggi forse sarebbe il caso di invertire un po’ i ruoli, ristabilendo il giusto equilibrio tra animale e uomo.

Si sa che sono le piccole cose a fare la differenza: una bistecca in meno, un capo di seta lasciato al negozio possono smuovere, anche se pian piano, le acque. Io faccio queste scelte ogni giorno non nutrendomi di animali ormai da quasi sei anni. Tuttavia so anche che ognuno di noi deve scegliere uno o l’altro percorso con il proprio ritmo.

 

Ci sono episodi, però, che meritano di essere sottolineati. Ora, c’è un programma famoso della tv nostrana, tale “Affari tuoi”, che va in onda su Rai Uno. Da un po’ di tempo a questa parte nel programma compaiono, tra i premi, ignari cuccioli di tutte le razze, dai cani ai conigli, passando attraverso maialini e pulcini. Oltre a non essere apprezzato a livello personale dalla sottoscritta, tale comportamento contravviene anche al regolamento sulla tutela degli animali del Comune di Roma che prevede:

 

Titolo III “Disposizioni generali”, Art. 15 (”Divieto di offrire animali in premio, vincita, oppure omaggio”), comma 1:
“E’ fatto assoluto divieto su tutto il territorio comunale di offrire direttamente o indirettamente, con qualsiasi mezzo, animali, sia cuccioli che adulti, in premio o vincita di giochi oppure in omaggio a qualsiasi titolo nelle mostre, nelle manifestazioni itineranti, nelle sagre, nei luna park, nelle lotterie, nelle fiere, nei mercati, in qualsiasi tipo di gioco o pubblico intrattenimento. E’ altresì vietata la cessione a qualsiasi titolo di animali in luoghi pubblici e cani non iscritti all’anagrafe canina.” (…)

 

Oltre, quindi, a voler fare presente questa violazione vorrei invitare anche tutti coloro che ritengono non corretta tale tipo di pratica a scrivere all’indirizzo http://www.affarituoi.rai.it/dl/RaiUno/contatti.html?refresh_ce

Una mail di protesta.

 

Come ho già detto, anche i piccoli gesti possono cambiare le cose.

 

Stefania

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Dello stalking

Una mia amica è stata, ed è ancora, perseguitata da una persona.

Tale personcina ha come hobby quello di tormentarla, di mandarle messaggi, di chiamarla, di lasciarle scritte sui muri e così via.

Spesso una persona esterna, che non abbia mai provato che cosa sia la persecuzione, può pensare ad una imputazione per stalking come a qualcosa di esagerato. Tuttavia, tutti coloro che non comprendono dovrebbero riflettere su un punto: diversamente da altre forme di reato lo stalking identifica comportamenti più subdoli.  Infatti, lo stalker e colui che, pian piano, si insidia nella quotidianità della vittima minandone il senso di sicurezza, le capacità sociali e, peggio di tutto, la libertà personale, diritto costituzionale assolutamente inviolabile.

La vittima ha paura ad uscire di casa, si sente sempre osservata, riduce i rapporti sociali (o, addirittura, li elimina) può perdere il lavoro e subire danni a livello psicologico.

Se è stato introdotto, all’articolo 612 bis del Codice Penale il reato di “Atti persecutori” è anche vero che un ruolo fondamentale è svolto da chi si rivolge alla giustizia. Così come accade per i reati di violenza anche in questo caso si esita molto a rivolgersi all’autorità giudiziaria per riferire del reato. Invece, le vittime, per il 75% donne, dovrebbero abbandonare la convizione per la quale essere vittime è vergognoso e umiliante.

Dovrebbero pensare alla possibilità di recuperare la propria vita e anche all’opportunità di evitare che le cose si mettano peggio e che lo stalker inizi un comportamento violento perdurante sino a giungere a quei tragici epiloghi che tutti conosciamo.

Forza donne, avete il diritto di essere libere.

Stefania

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Scrivere è respirare

 

Io scrivo da quando ho imparato a scrivere.

 

Ho sempre avuto l’impulso di mettere su carta, prima, e su pc, poi, i miei pensieri, le incertezze, le gioie e le paure.

 

Poesie e racconti, libri e trame hanno sempre fatto parte della mia vita e sono stati una valvola di sfogo notevole alla quale fare riferimento nei momenti peggiori.

Qualcosa ho già pubblicato, altro ho ancora in cantiere, scrivo in un giornale e creo frasi con le quali vorrei poter emozionare almeno un po’ coloro che si definiscono “lettori”.

 

Quando partecipai alla mia prima premiazione, in una libreria Mondadori di Milano, per la pubblicazione di un mio racconto in una raccolta edita da Sperling&Kupfer ebbi il mio primo contatto con il mondo dell’editoria, con gli scrittori e i giornalisti. Era il 2003 ed avevo appena vent’anni.

 

Alla fine della presentazione mi avvicinai a Natalia Aspesi per farmi firmare una copia del libro e lei mi chiese:

 

“Tu scrivi?”

“Sì” le risposi

“E ti piace?”

“Certo che sì” aggiunsi

“E allora non mollare mai”

 

Quelle parole, seppur brevi e dette magari a tutte le ragazze premiate mi rimasero impresse. Oggi, nei momenti in cui vorrei lasciare da parte il mio romanzo, darmi ad un’altra professione, ripenso al monito di Natalia Aspesi e mi dico che mai potrei vivere senza scrivere.

 

Magari lei non leggerà mai le mie parole ma io la voglio ringraziare da qui, per avermi infuso un po’ della sicurezza che, pian piano, sto coltivando per arrivare al compimento ed alla realizzazione dei miei sogni.

 

Stefania

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Moda ecologica: Reco Jeans

Sarebbe bello se, un giorno, fossimo in grado di non distruggere più l’ambiente circostante. Il nostro impatto, che si fa sempre più pesante, dovrebbe, invece, essere ridotto man mano.

Certo, si possono descrivere situazioni nelle quali si privilegia la salute rispetto all’impatto sull’ambiente, come nel caso del cibo, le cui parti, in alcuni casi, non possono essere tutte utilizzate. Tuttavia, molti si rifiutano letteralmente di interessarsi al proprio ruolo in relazione alla tutela dell’ambiente anche in altri campi.

Uno di questi, che ritengo spesso velleitario, è quello della moda. Dalle pagine delle riviste vengono inviati messaggi quali “Cambia look ogni due mesi per essere cool” oppure “Quest’anno andrà la pelle, rivestiamoci completamente di animali uccisi”.

Ci sono persone, come me, che non colgono questi messaggi facendo di testa propria. Altri, invece, si fanno irragionalmente trascinare dalla massa e comprano, comprano, comprano non usando la testa.

Per fortuna stanno nascendo delle aziende che puntano sul riciclo e sul riutilizzo dei materiali.

Questo lato della moda mi piace ed intendo “specializzarmi” in questo settore, non solo per fare scelte maggiormente consapevoli ma anche per consigliare coloro che mi conoscono, o che mi leggono, in modo più informato.

Una delle aziende che si è impegnata nel riciclo è la Reco Jeans che realizza jeans con materiali riciclati. Infatti, l’approvigionamento dell’azienda avviene proprio grazie alla fornitura di parti di jeans scartate dalle altre aziende e di materiali che, altrimenti, andrebbero sprecati o buttati.

Come specificato all’interno del sito dell’azienda (in inglese all’indirizzo www.recojeans.com) la produzione deve vedere l’integrazione di materiali “vergini” poiché quando si realizza il riciclo del jeans non si possono recuperare tutte le fibre.

Caratteristica particolare dei modelli Reco è la tasca, adornata con linee, che rappresentano i cinque elementi, quadratini, che rappresentano le 4 stagioni e la volontà di ridurre l’impatto ambientale e il “global warming”. Le etichette, inoltre, sono in carta reciclata e i bottoni non sono sottoposti a procedimenti in grado di determinare la realizzazione di sostanze tossiche.

Se le motivazioni, relative alla volontà di fare acquisti tutelando l’ambiente, non vi avessero ancora convinti pensate che anche Alanis Morissette è testimonial e portavoce della compagnia Reco Jeans. Magari, così, posso far scaturire un minimo effetto di imitazione…

Foto dal sito Reco Jeans.com

Stefania

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Della dieta crudista

Tempo fa mi ritrovari, girando per siti veg, a leggere la testimonianza di Sara, alias Miss Vanilla, che parlava del suo “approdo” al mondo crudista vegan.

Il crudismo, infatti, può anche non essere vegan ma essendo questo tipo di alimentazione soprattutto orientato al benessere e alla purificazione dell’organismo, almeno a mio parere, non può sposarsi con l’assunzione e il consumo di cibi animali.

La gentile Sara, che ha scritto, insieme a Stefano Momenté il libro “Solo crudo” del quale ho inserito la copertina in pagina,  ha anche acconsentito a rilasciarmi un’intervista che spiega, meglio di quanto potrei fare io che non sono crudista, cosa significa vivere davvero il crudismo.

 

 

1) Come sei “approdata” al crudismo? L’hai fatto per motivazioni solo salutistiche?



AL crudismo sono approdata per puro caso nel 2002, grazie ad internet. Ho scoperto che, specie negli USA, c’erano diverse persone che avevano adottato questo stile di vita giurando di non essersi mai sentiti meglio. La cosa mi incuriosì e decisi di approfondirla, scoprendo poi che si trattava solo di una variante un po’ più “godereccia” dell’igienismo, una filosofia di vita con radici antichissime.



Le mie motivazioni non sono state solamente salutistiche, in parte ho provato il crudismo inizialmente per curiosità ma il poter semplificare la mia vita il più possibile mi ha sempre affascinata. Non ho mai amato le cose troppo complicate, sia nelle relazioni che negli stili di vita, e potermi nutrire di cibo non manipolato e al suo stato naturale mi è sempre parso straordinario.

2) Come affronti la vita di tutti i giorni da crudista, come le cene fuori, i ricevimenti (matrimoni etc) e così via?



Le cene fuori non sono quasi mai un problema, perchè in qualsiasi ristorante è possibile trovare un’insalata. Certo normalmente non sono il massimo, ma da crudista ciò che apprezzo nei ristoranti è la compagnia, non più il cibo.

A differenza dei primi tempi, tuttavia, può capitarmi di mangiare delle verdure cotte oggi come oggi, quando ad esempio non mi è possibile scegliere nel menù. L’importante è che il pasto sia quantomeno vegan. Queste situazioni comunque mi sono capitate molto di rado.

 

3) Io, ad esempio, soffro molto il freddo. I cibi freddi d’inverno mi provocano crampi allo stomaco. Come potrei adattare lo stile crudista alle mie caratteristiche?



Crudo non significa necessariamente freddo. Io ad esempio detesto i cibi freddi (anche in piena estate non riesco nemmeno a mettere l’acqua in frigorifero) come non amo quelli eccessivamente caldi. Tuttavia il primo inverno crudista può essere difficile, ma in generale è solo questione di abitudine. I cibi non andrebbero mai mangiati freddi da frigorifero, bensì a temperatura ambiente, e d’inverno ci si può aiutare mangiando più piatti contenenti frutta secca e spezie, e bevendo delle tisane o del tè bancha.

 

4) Hai mai incontrato qualcuno solidamente ostile nei confronti del tuo stile di vita e, se sì, come hai reagito e come consiglieresti di agire a chi si trovasse nella medesima situazione?



Sinceramente, e stranamente, no. Da crudista non ho mai incontrato ostilità, ma solo molta curiosità. Da vegetariana ho decisamente incontrato molte più difficoltà e credo che questo dipenda dal fatto che il crudismo non viene percepito sempre come una scelta etica ma solo salutista. Le scelte etiche mettono gli altri in difficoltà perchè li mettono in discussione. Ad ogni modo, in caso di ostilità, ho imparato a non discutere, a lasciar perdere. Esistono due tipologie di persone, quelli sinceramente e onestamente curiosi di saperne di più e quelli che vogliono solo metterti in difficoltà trovando una falla nel tuo stile di vita. Con questi ultimi non ha senso discutere perchè non sono interessati a comprendere il tuo punto di vista. Con i primi invece ha senso rispondere a tutte le domande, difficilmente ci saranno scontri.

 

5) Ci sono siti, organizzazioni, punti di riferimento per i crudisti italiani?



Non ci sono ancora molte informazioni in italiano sul crudismo, a parte qualche sito di seguito citato:


il mio sito wwww.missvanilla.eu al quale è collegato il blog

il forum sul crudismo di www.promiseland.it

http://www.saltonelcrudo.it/
http://www.viaggiocrudo.blogspot.com/
http://www.tuttocrudo.blogspot.com/


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Del camminare

Abbiamo un’andatura eretta grazie alla nostra evoluzione. Da quadrupedi abbiamo iniziato a camminare su due zampe riuscendo a sopravvivere.
Tuttavia, molti, moltissimi, occidentali si sono dimenticati di avere un paio di gambe, utili per camminare e percorrere distanze più o meno brevi.

La creazione dei mezzi di trasporto, la fretta, la prigrizia sono diventati gli elementi fondamentali sulla base dei quali si è fondata la progressiva immobilità dell’essere umano. Eppure, non tutto sembra perduto.

Infatti, già da molti anni (in alcuni casi da un ventennio) movimenti e organizzazioni si stanno mobilitando per riportare sulla strada i bipedi e per rendere le stesse strade a prova di pedone.

Un esempio è l’Assopedoni di Roma istituita nel 1988. La prima venne costituita a Napoli nel 1983. Grazie all’Assopedoni, che si occupa di promuovere l’agevole circolazione a piedi e con i mezzi pubblici, nel 1988 il Parlamento Europeo ha emesso una risoluzione relativa ai diritti del pedone.

Camminare non vuol dire solo essere pedone ma anche amante della natura. Lo dimostrano gli aderenti al gruppo Camminare che organizza giornate di escursioni per ammirare le bellezze del mondo che ci circonda.

Il progressivo abbandono dell’uso dei nostri mezzi naturali di locomozione ha determinato anche il raggiungimento di livelli sempre più alti di sovrappeso e di malattie correlate ad esso; e così si moltiplicano anche i siti che informano sui rischi della sedentarietà per la salute, in aprticolare per il cuore e le arterie.

Di contro nascono siti che promuovono i nuovi modi di camminare come il fitwalking che non promuove soltanto il cammino ma il corretto modo di camminare per mantenersi in forma.

Tutti questi motivi, legati alla salute, al benessere fisico, alla possibilità di entrare in contatto con la natura, dovrebbero avervi già indotti a lasciare la macchina a casa ogni tanto per fare quattro passi. Ma se non siete ancora convinti ricordate che un giorno non avremo più la possibilità di usufruire delle risorse petrolifere che oggi ci consentono di usare l’auto. Dovremo arrangiarci, involverci (e non secondo un’accezione negativa) e ricominciare a consumare davvero le suole delle nostre scarpe, le gomme delle nostre bici e il nostro deodorante che, se indossato senza sudare, non serve proprio a nulla!!!

Stefania

(immagine da engelsblick.files.wordpress.com)

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Dei Gruppi di Acquisto Solidale

Ultimamente, forse per la lettura del libro di Marinella Correggia “La rivoluzione dei dettagli” sto riscoprendo molte tematiche legate all’ambiente, alla convivenza e al basso impatto che il genere umano dovrebbe cercare di avere su ciò che si trova intorno.

 

Tempo fa, per scrivere un articolo contattai un responsabile della Bottega Artemente di Torino (gestita dalla Cooperativa Arcobaleno ) che mi spiegò in modo dettagliato che cosa fossero i Gas, Gruppi di Acquisto Solidale.

All’interno della pagina della Rete dei Gas si può leggere una definizione dei Gas che sono formati da

un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro”

A questa forma di consumo consapevole spesso si aggiunge la c.d. Spesa a km zero, ossia si privilegiano i produttori locali, i prodotti stagionali, le piccole aziende in una rete di reciproco aiuto e di collaborazione che va anche a favore di chi compra. Infatti, l’elemento fondamentale è costituito dalla possibilità di vedere chi vende e produce e dall’opportunità di tastare direttamente “in sede” la genuinità di un prodotto.

Inoltre, grazie anche alla sola spesa a chilometro zero è possibile risparmiare e dare una mano all’ambiente. Infatti, non si pagherà il costo dei lunghi viaggi richiesti per la consegna delle merci e si eviterà di movimentare una serie di mezzi (navi, camion, aerei) che sicuramente inquinano molto.

 

Proprio Marinella Correggia apporta l’esempio del Comune di Monsano  nel quale moltissime famiglie comprano insieme prodotti anche diversi dagli alimentari, creando davvero una rete non soltanto con i produttori ma anche con gli stessi concittadini, tornando alla conoscenza che si poteva avere un tempo della gente che viveva sul proprio territorio.

Per parlare del mio territorio Settimo Torinese ha aderito all’iniziativa del Km 0 con il distributore di latte crudo . Chilometro zero perché il latte proviene dalla locale azienda agricola dei Fratelli Vergnano

 Se siete vegan o, come me, non bevete il latte crudo potrete comunque apprezzare i prodotti dei coltivatori della bella Frazione Mezzi Po che si trova alle porte di Settimo ed è costellata da coltivatori, piccole aziende agricole e tanta natura.

E se tutto questo può avvenire in Piemonte e in una città di 50 mila abitanti quale è Settimo, perché non può inserirsi nella quotidianità di realità più grandi? Oppure perché non conquista gli abitanti di cittadine più piccole che potrebbero riscoprire i valori della comunità anche nel fare la spesa?

 

Stefania

(foto dalla mia gallery di Deviantart)

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Una staffetta per contrastare la violenza

Molti non l’hanno mai sentita nominare, ma lei c’è stata, ha vissuto, ha amato ed è stata uccisa. “Lei” era Hina, ragazza pakistana uccisa perché voleva vivere all’occidentale e perché si era innamorata di un ragazzo bresciano. Hina, bella, solare, come si può vedere nella sua foto (proveniente dal sito Cronaca e attualità di blogsfere) è morta a soli 22 anni, privata della gioia, del futuro ma, soprattutto, della vita.

Molti movimenti in Italia, come l’associazione comunità marocchina delle donne in Italia (http://www.acmid-donna.it/) hanno espresso solidarietà nei confronti della povera ragazza costituendosi parte civile del procedimento penale relativo alla sua uccisione.

Prendendo spunto e forza da questo episodio l’Udi (Unione Donne in Italia) ha organizzato e sta proseguendo la staffetta delle donne. Staffetta che vede il passaggio, di mano in mano, di un’anfora nella quale, tra l’altro, è possibile isnerire messaggi e commenti che vengono man mano pubblicati sul sito http://www.staffettaudi.org/.

La staffetta è passata anche dalla mia zona. In particolare, ho seguito la tappa di Settimo Torinese, durante la quale, nonostante il caldo torrido, molte donne si sono riunite per parlare di diritti, di violazioni, di dati numerici.

Alla presenza della portastaffetta Rita Murgia, dell’organizzatrice Anna Maria Russo e delle autorità locali, ci si è chieste “Come possiamo aiutarci e aiutare?”. Tante le risposte date.  Per alcune sarebbe necessario aumentare le sanzioni, in realtà per me, che in fondo ho una minima cultura giuridica (vedi laurea in giurisprudenza) sarebbe, invece, fondamentale rendere perseguibili determinati reati d’ufficio. Infatti, se l’articolo 609 bis C.p. che prevede il reato di violenza sessuale prevede sanzioni rilevandi (la reclusione da 5 a 10 anni) il 609 septies stabilisce che “I delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater sono punibili a querela della persona offesa”.

Qui sta il punto: fino a quando questo tipo di reati, e con ciò mi riferisco anche alle lesioni non gravi che, per l’articolo 582 C.p. si inseriscono sempre nel campo dei reati perseguibili a querela di parte, saranno perseguibili solo a fronte di una denuncia querela della persona offesa, molti fatti rimarranno impuniti. Questo perché molte donne avranno paura di denuciare, vergogna, timore. Si faranno soggiogare dai loro aguzzini ritirando le querele e sopportando, a volte sino alla morte, le sevizie per decenni.

E allora, invece di invocare i presunti problemi di sicurezza determinati dagli stranieri, siccome le ricerche di Amnesty International parlano di fenomeni di morte provocati molto molto spesso dai partner (si può trovare tutto qui ) bisognerebbe

1- Educare le donne ad amare e rispettare loro stesse. La consapevolezza dei propri diritti è il punto di partenza per consentire ad una donna di esercitarli

2-Non svilire le donne conferendo loro la responsabilità relativamente alle violenze

3-Indicare già alle bambine la presenza di un loro ruolo fondamentale, non subordinato, nella società

4-Divulgare la cultura del rispetto già nelle famiglie, perché un uomo che violenta una donna è stato, sicuramente, educato a non rispettare le donne.

Tutti dovranno prendere le proprie responsabilità, le madri prima di tutto, perché, in fondo, ogni uomo è matematicamente figlio di una donna e solo per il dono della vita conferito da una donna dovrebbe rispettare tutte le altre donne intorno a lui.

Nella foto qui sotto potete vedere Rita Murgia, porta staffetta per il Piemonte e l’anfora Udi

Stefania

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Election day

Le elezioni, un Comune, una Provincia e le Europee.

Un’avventura che mai avrei pensato di intraprendere e che mi sta portando a vedere tante persone diverse, a mettere alla prova me stessa.

La nottata passata praticamente in bianco per attendere i risultati delle comunali è stata insieme fatica e divertimento. Sì, mi sono divertita ad intervistare, a sentire, a provocare le risposte, a commentare. Ad avvicinare i candidati chiedendo prime impressioni, timori, pareri.

Nonostante gli occhi pesti, il sonno, il fisico non proprio in forma posso definire assolutamente positiva questa esperienza che, sicuramente, mi servirà per il futuro. Non negando le risate, i pronostici, i discorsi fatti con i colleghi che non solo mi hanno tenuta sveglia ma mi hanno resa davvero partecipe di questo duplice election day; dai “Che sonno” ai “Andiamo a prendere un (ennesimo) caffé?” , ai “Quanto manca per la fine delle provinciali?” sino a giungere alla lista di “25, 12, 15 percento” dettati e ricontrollati.

Ed ora si ricomincia, tra sindaco, nuovi consiglieri, maggioranze e opposizioni.

Si gira la pagina del block notes e si scrive una nuova data in testa, con lo stesso entusiasmo, quello che connota ogni nuovo inizio.

Stefania

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