L’arte di correre sotto la pioggia

Ieri ho fatto una cosa che, per me, costituisce un vero e proprio traguardo: sono uscita  a correre nonostante la pioggia!

 

Potrà sembrare una cosa da poco, una stupidaggine, ma per me ha costituito un momento fondamentale.

Ho abbandonato, almeno per un’ora, una parte delle mie paure, godendomi il momento.

Godendomi la sensazione di libertà che la corsa sa dare, godendomi il fatto di poter sentire l’aria sul viso, godendomi le facce stranite della gente che ho incontrato per strada, godendomi il rumore dei passi sull’asfalto.

correre sotto la pioggia

Sto attraversando un periodo piuttosto difficile, non tanto per qualche causa specifica, ma perché a livello mentale sto sentendo il peso di una parte della mia vita che non mi corrisponde più.

 

Vorrei poter insegnare yoga tutto il giorno, e invece, per pagare i conti, mi trovo spesso a dover scrivere cose che non mi interessano, e a doverlo fare, tra l’altro, per una paga davvero misera.

Questo mi ha portata a sentirmi non solo insicura, ma molto giù di morale, molto spesso.

Ho dovuto abbandonare alcuni percorsi che stavo seguendo perché, proprio mentalmente, non ce la facevo.

Per questo, in un perido come quello attuale, il fatto di riuscire a superare questo mio limite è stato davvero importante.

Riuscire a capire che so ancora fare qualcosa che potrebbe non rientrare nella mia zona di confort, sentendomi molto bene dopo averlo fatto.

La strada, fisica e metaforica, è ancora lunga, ma ora so di aver fatto un passo in avanti.

 

Stefania

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La tua parola dell’anno 2019

Come trovare la Parola dell'anno 2019

 

All’inizio di ogni anno si tende a fare un bilancio di ciò che si è lasciato indietro, e si programmano i 12 mesi che sono appena iniziati.

 

Tuttavia, spesso ci si sofferma su quelli che vengono definiti “buoni propositi”, senza pensare a quelli che potrebbero essere gli effetti, e anche le attuali e concrete applicazioni, di un proposito.

Essenzialmente, quindi, il proposito rimane inespresso, e crea frustrazione.

Esiste, invece, un esercizio che anche io ho fatto e che consente non solo di avere un riferimento per i mesi futuri, ma anche di farsi ispirare ogni giorno, ed è quello della Parola dell’Anno.

Scegliere la propria Parola dell’Anno può non sembrare facile, soprattutto per la necessità di condensare una serie di emozioni e di speranze in un solo termine.

Proprio per questo esistono delle tecniche grazie alle quali questo processo può diventare più semplice e lineare.

 

Io ho creato un percorso grazie al quale sarete facilitati nel trovare la vostra parola dell’anno 2019.

Potete scaricare qui il PDF La vostra Parola dell’Anno 2019.

Seguendo le indicazioni del file che scaricherete avrete la possibilità di individuare la vostra parola dell’anno, che, ovviamente, non dovrà essere “scolpita nella pietra” e che potrà variare anche nel corso dell’anno e con i vostri diversi obiettivi.

E se siete riusciti a trovare la vostra parola dell’anno per il 2019 e volete condividerla con me, scrivetemi un’email!

 

Sappiate che la mia parola dell’anno per il 2019 è Pienezza!

Pienezza che voglio esprimere in tutto ciò che faccio, nel lavoro, nelle relazioni e anche nel rapporto con me stessa e con il mio tempo.

Rimango in attesa delle vostre parole magiche!

 

Stefania

 

 

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Del corpo e dello yoga

C’era una volta lo yoga: una scienza millenaria che aveva come obiettivo il benessere del corpo e l’Unione col Divino.

Oggi lo yoga è diventato ormai una specie di circo, nel quale ci si sfida ad arrivare sempre più lontano, sempre oltre, a fare posizioni sempre più estreme, lasciando da parte tutte le fondamenta di quella che era la disciplina di Patanjali.

Eppure, esistono insegnanti che, come me, cercano ancora di passare il messaggio giusto, quello per il quale lo yoga è per tutti, che anche semplicemente respirare è yoga, e che non ci si deve sentire “bravi” o “cattivi” durante una lezione.

giorni1

Sempre di più dobbiamo ricordare ai praticanti che loro sono capaci di fare yoga, qualunque sia il loro corpo, la loro forma fisica.

Che lo yoga ha, appunto, l’obiettivo di farli sentire bene, non di farli arrivare ad assomigliare a qualcuno o a qualcosa.

Questa, tuttavia, è un’impresa davvero difficile, perché l’allievo tenderà a guardare ancora troppo fuori da se stesso: guarderà l’insegnante, i compagni, le modelle che fanno contorsionismo, e si sentirà fuori posto.

 

Per questo voglio dire una cosa a tutti, sia ai miei allievi sia agli altri insegnanti: lo yoga è per tutti, è di tutti, e non deve essere l’ennesimo terreno di confronto e ansie.

Lo yoga è per ogni corpo: non bisogna essere magri per praticare yoga (guardate qualche foto dei grandi maestri, e poi ripensate a questa frase).

Lo yoga ha come obiettivo il benessere, quello fisico ma anche, e forse soprattutto, quello mentale.

Lo yoga è il mio centro, il mio amore e la mia passione. E vederlo distrutto in questo modo mi fa arrabbiare sempre di più.

Stefania

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Una bolletta e la felicità

Oggi ho pagato l’ennesima spesa.

Il mese di gennaio è duro un po’ per tutti, e anche per me lo è stato a livello di spese: dal parcheggio (grazie, Sindaco Appendino!) che è aumentato del 300%, all’iscrizione da rinnovare all’Ordine dei Giornalisti, sino all’affitto e alle bollette del centro yoga.

Eppure, proprio pagare queste spese mi rende felice!

27021179_1821639161233453_1171809385222135184_oSi potrebbe pensare che non stia tanto bene, poiché sono contenta di poter pagare. E, invece, è proprio così.

Questo perché, fino ad un paio d’anni fa, arrivavo a stento a potermi prendere un caffé e non potevo contare su me stessa per mantenermi.

Oggi, invece, nonostante io debba lavorare tutto il giorno, e spesso anche i weekend (diversamente da quello che pensano tante persone, che mi dicono che, sicuramente, io ho un sacco di tempo libero) posso dire di essere indipendente e lavoro con il sorriso.

Ho due lavori: scrivo durante il giorno e la sera insegno nel mio adorato centro yoga.

A volte sono stanca, ma penso sempre che faccio quello che ho scelto di fare, soprattutto per quanto riguarda lo yoga.

E so che è la cosa giusta, perché mi consente di investire su me stessa, su quello che sono in grado di offrire agli altri e sulla mia professionalità.

Per questo, ogni mese, sono contenta quando pago i miei conti.

 

Stefania

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Ad un solo passo di distanza

Insegnare yoga è un lavoro magnifico, ma spesso anche stancante, non da un punto di vista fisico quanto mentale e morale.

 

Sì, perché noi insegnanti dobbiamo continuamente confrontarci con le difficoltà degli allievi che solo in alcuni casi si fermano a mere difficoltà nell’esecuzione di un’asana. Molto più spesso sono blocchi mentali ed emotivi, che queste persone non riescono ad affrontare.

 

A quel punto, su chi scaricare tutto? Ovviamente sull’insegnante di yoga!

lucciola yoga

Peggio, però, di chi si sente nervoso, insoddisfatto, stressato c’è chi si ferma prima, l’allievo “Vorrei ma NON VOGLIO“. Badate bene, non ho scritto “non posso” perché sono sicura che chi voglia fare qualcosa trovi sempre il modo di realizzarla. Per me è sempre stato così, anche se non godo di rendite in denaro o di mezzi inesauribili.

 

Il Vorrei ma Non Voglio contatta l’insegnante e chiede di:

 

  • Trovare la pace interiore;
  • Dimagrire;
  • Dormire meglio;
  • Riuscire a ridurre lo stress;
  • Stare bene fisicamente e mentalmente;
  • Trovare e ritrovare se stesso;
  • Guarire da patologie varie;

A quel punto l’insegnante gli/le spiega che molti di questi risultati si potranno raggiungere, ma solo a fronte di una pratica costante che richiede un po’ di impegno.

 

E qui cascherà l’asino: la persona reagirà in diversi modi:

 

  • Non si farà più vedere: penserà “Ma cosa vuole quella? Io dovrei andare a lezione due volte alla settimana ed impegnarmi per farmi passare questo nervoso che sempre mi attanaglia? Ma per piacere! Fammi accendere una sigaretta” (non me ne vogliano i fumatori, ma è un esempio di un comportamento che tanti mettono in atto per distendere i nervi);
  • Verrà qualche volta per poi sparire: penserà “Perché in un mese la mia vita non è TOTALMENTE CAMBIATA? Sarà sicuramente colpa dell’insegnante”;
  • Si impegnerà e vedrà i risultati: questo è l’allievo che ha finalmente capito che lo yoga non è magia e non è la panacea per tutti i mali. Solo l’impegno porta buoni frutti;

 

E’ per questo che dico spesso come tante persone si trovino ad un solo passo di distanza dal cambiare se stesse. Ma purtroppo proprio il cambiamento spaventa. D’altronde, è molto più semplice continuare a crogiolarsi nel proprio status quo, lamentandosi e facendo solo finta di voler cambiare.

 

Io sono cambiata, e anche molto, negli ultimi 5-6 anni. Ho attraversato depressioni, problemi, dispiaceri, ma anche gioie e rinascite. Ed ho fatto tutto praticamente da sola. Nessuno mi ha dato la formula magica per diventare una persona migliore. Ed ogni giorno mi sveglio cercando di capire come migliorare me stessa e come aiutare gli altri.

 

Sempre che questi vogliano farsi aiutare…

 

Stefania

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Che cosa ho imparato dal mio tatuaggio

Coloro che mi conoscono o che mi seguono sanno che lo scorso lunedì mi sono fatta un bellissimo tatuaggio.

 

L’ho adorato dal primo momento e lo adoro anche ora, nonostante sia in fase di guarigione e, quindi, un po’ bruttino e unto.

Ma farmi questo tattoo, il primo sulla gamba (ne ho altri tre ma in punti diversi), mi ha insegnato molto.

nuovo tatuaggio

“Cosa potrà mai insegnare un tatuaggio?” vi chiederete voi. Ebbene, ogni esperienza è capace di trasmettere qualcosa e anche in questo caso sto imparando molto.

Ho imparato che si può sopportare il dolore per avere qualcosa di bello.

Ho imparato che a volte devo sottostare al volere del mio corpo. E questo è stato davvero difficile poiché, ancora oggi, non posso correre e non posso fare alcuni movimenti per evitare di rovinare questa opera d’arte. E’ dura ma devo essere in grado anche di non diventare schiava della stessa attività fisica.

Ho imparato che ci si può abituare a tutto, anche alla necessità di girare bardati in casa per evitare che il proprio adorabile gattino ci usi come albero della cuccagna rovinando il tatuaggio e provocando una bella infezione.

Ho imparato che a volte ti arrivano doni da fonti inaspettate e che le fonti sicure, invece, possono essere deludenti.

Ho imparato ad usare le gonne larghe in modo creativo.

Ho imparato a fidarmi di me stessa.

Ho imparato tutto questo grazie ad un po’ di inchiostro, quattro ore di dolore e un disegno magnifico che mi accompagnerà tutta la vita.

 

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Che cosa chiamare, e non chiamare, yoga

Pratico yoga da quando avevo 15 anni. Iniziai perché mi ero infortunata ad un ginocchio e, tra alti e bassi, non ho mai smesso.

Ovviamente, ci sono stati periodi in cui ho praticato molto poco (o per niente) gli asana, ma ho sempre mantenuto la mia connessione con lo yoga e il suo mondo, studiando ed informandomi.

Poi nel 2009 ho intrapreso il percorso di formazione, diplomandomi come insegnante e facendo dello yoga, pian piano, la mia professione.

In questi anni ho potuto notare come quello che noi chiamiamo yoga spesso sia inteso in modo diverso da altre persone.

Ecco perché ci tengo a precisare che cosa sia, o non sia lo yoga (se siete pigri e volete vedere il mio video, eccolo qui).

 

Che cos’è lo yoga?

 

  • Lo yoga è una scienza, poiché si basa su principi scientifici, fisici e spesso matematici che sono stati studiati per secoli e applicati a corpo, mente e spirito;
  • Lo yoga è anche una ginnastica, poiché lo si esegue col corpo, ma è una ginnastica consapevole, fatta sì con il nostro corpo, ma anche con la mente presente, anche usando il respiro, anche usando ciò che si percepisce oltre al fisico;
  • Lo yoga è respirare, meditare e anche cantare;
  • Lo yoga è anche mettersi al servizio degli altri gratuitamente e senza aspettarsi nulla (si chiama Karma Yoga);
  • Lo yoga è anche essere devoti ad una divinità o, semplicemente, ad una forza superiore (lo si chiama Bhakti Yoga);
  • Lo yoga è anche semplicemente fare una passeggiata ed essere presenti a se stessi nel momento in cui si compie ogni passo;
  • Lo yoga è gioia nel fare anche le cose più semplici, ed è portare la gioia agli altri;
  • Lo yoga è la vita stessa;

yoga sirena

 

Ed ora veniamo a che cosa non è lo yoga:

  • Lo yoga non è una religione, davvero. Tutti possono praticarlo: cattolici, ebrei, musulmani, atei, agnostici, buddhisti, Hare Krishna. Se vi trovate in un gruppo che vuole imporvi un credo, lasciate perdere: si tratta di un culto, non di yoga. Lo yoga non è una setta e non dovrebbe diventarlo. Le sette hanno rovinato il nome dello yoga, rendendoci spesso bersaglio per accuse, complotti e dubbi da parte di moltissime persone;
  • Lo yoga non è semplicemente ginnastica. Non significa fare qualcosa per tonificare il corpo. La tonificazione avviene, ovviamente, se si pratica con costanza, ma non è l’obiettivo dello yoga (che sarebbe, invece, l’Illuminazione);
  • Lo yoga non è stare ore seduti a fare OM. Certo, noi usiamo i mantra, ma non stiamo tutto il giorno a salmodiare;
  • Lo yoga non è acrobazia;
  • Lo yoga non è stare in appoggio sulla testa tutto il giorno;
  • Lo yoga non è vestirsi come dei santoni e parlare per enigmi;

Potrei continuare per ore a descrivervi gli aspetti dello yoga, ma mi fermo qui. Certamente, in questi anni ne ho visti di tutti i colori e ancora ne vedrò, ma questo è il bello del lavorare in questo mondo.

 

Vorrei, però, che chi voglia praticare lo possa fare in totale serenità e con la consapevolezza di stare facendo qualcosa di bello e di importante per se stesso. Lo yoga cambia la vita facendola diventare migliore.

Vi sfido a smentirmi.

 

PS se siete a Torino e non sapete dove praticare, venitemi a trovare. Scoprirete che ho i capelli rosa e non mi vesto da santona.

 

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Del Rallentare (e del non poterlo fare)

Lavorare per se stessi è molto bello ma, allo stesso tempo, stancante. Non si stacca mai la spina, la testa è sempre rivolta verso ciò che si potrebbe fare, verso la programmazione di nuove iniziative, la gestione delle spese e verso la possibilità di raggiungere i propri obiettivi.

Essendo, il mio, un lavoro prettamente fisico, questo comporta anche una certa stanchezza pura e semplice. Mi capita di fare anche quattro lezioni al giorno, tutte guidate, e di arrivare alla sera distrutta.

copertina my life

Sono giunta al punto di avere dolori vari, cosa che non ci si aspetterebbe di certo da un’insegnante di yoga (nell’immaginario collettivo, ovviamente!), e di dover ricorrere a osteopati e terapie alternative.

Certamente dovrei cercare di rallentare talvolta, ma amo il mio lavoro e vorrei fare sempre di più.

In più c’è la casa, ci sono gli altri lavori (scrivere, fare consulenze, girare i video), che prendono tempo ed energie.

E, allora, quale sarebbe la formula magica? Ritagliarsi, forse, dei piccoli spazi per se stessi durante la giornata.

Ad esempio, io arrivo sempre almeno mezzora prima degli allievi nel mio centro, ed è in quel momento, dopo essermi cambiata, che mi concedo una pausa: mi faccio una tisana e leggo, mi rilasso e magari chiamo i miei che vedo di rado (anche se abitiamo a circa 15 km), a volte ne approfitto per farmi la manicure!

Insomma, anche se sono attimi rubati mi regalano un po’ di pace e mi consentono di non sentirmi presa continuamente nel vortice delle tante cose da fare.

E voi, cosa fate per sentirvi nuovamente leggeri?

 

 

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Dell’anno cominciato e dei buoni propositi

L’anno è iniziato da più di un mese, quasi due. Eppure i miei buoni propositi hanno latitato, anche perché non sono una persona che tende a credere nel valore dei propositi di inizio anno.

In genere, infatti, questi rimangono solo sulla carta, poiché spesso tendiamo a porci obiettivi irraggiungibili che, non essendo realizzabili, ci lasciano frustrati alla fine dei dodici mesi.

Tuttavia, sono una sostenitrice degli obiettivi. Darsi un obiettivo per il proprio anno è molto diverso dal creare propositi che rimangono nell’aria.

Un obiettivo richiede un piano, dei passi e anche la voglia di realizzarlo.

Per questo 2017 ho molti obiettivi, alcuni più facili da raggiungere, altri meno. Alcuni di questi potranno richiedere fatica e impegno, ma altri saranno più semplici.

Un esempio? Dal primo di gennaio mi sto svegliando ogni mattina molto presto per praticare yoga, mediare, leggere e scrivere. Due ore tutte per me prima che la giornata inizi anche per Davide e per Keanu, il nostro gattino di cinque mesi.

io nuovo anno

Per metterlo in pratica ho:

  • creato un piano (ad esempio delle playlist di video da seguire – Se non sapete chi seguire guardate i miei video di yoga su YouTube);
  • creato una routine (la sera preparo tutto in anticipo e punto la sveglia all’ora giusta);
  • indicato i benefici che posso trarne (maggiore concentrazione, maggiore energia durante la giornata, possibilità di avere nuove idee da usare per il mio lavoro, gratificazione, chiarezza mentale);

E posso dire di non essermene pentita, in quanto ho già iniziato a vedere molti benefici.

Tra i miei obiettivi per il 2017 c’è anche quello di scrivere qui almeno una volta alla settimana. Ho abbandonato per troppo tempo la scrittura, non accorgendomi, se non allo sfinimento, che qualcosa mi mancava.

Inoltre, voglio far crescere la mia attività e avere sempre nuove idee e nuove collaborazioni.

Ci sono poi obiettivi minori, ma questi sono sicuramente quelli più importanti. Se siete curiosi ve ne dico alcuni:

  • Correre una 10k in completa scioltezza;
  • Creare una routine per pulire la casa ogni settimana e metterla sempre in pratica;
  • Fare un ritiro;
  • Pubblicare almeno un video di YouTube alla settimana (in Italiano e in Inglese);
  • Imparare un nuovo tipo di trattamento o massaggio;

Quali sono i vostri obiettivi per il 2017?

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Del camminare e dei Cammini

Le vacanze di questo 2016 sono state “vacanze camminate”. Abbiamo, infatti, deciso di intraprendere la Via di Francesco, un Cammino che ripercorre i passi e la vita di S. Francesco d’Assisi.

Abbiamo avuto poco tempo per organizzare il tutto, ma la cosa bella di un cammino è anche questa. Camminare rende liberi e consente anche di uscire un po’ dagli schemi soliti della vacanza, delle prenotazioni, delle classiche ferie.

Tolto il caso del santuario de La Verna, dove non abbiamo trovato un posto per dormire, nelle altre sistemazioni ci siamo trovati sempre più o meno bene.

(Se volete potete dare un’occhiata al mio Vlog su Youtube, nel quale si vedono piccoli estratti di tutte le tappe che abbiamo percorso).

Certo, non sono mancate le esperienze negative, soprattutto una (leggi: posto fatiscente, sporco e gestori abbastanza fuori dalla realtà), ma per fortuna sono state davvero le eccezioni, e forse hanno reso ancora più piacevole il ritrovare delle sistemazioni spartane ma pulite e ben gestite.

via di francesco

Abbiamo impiegato dieci giorni per fare i circa 200 chilometri del percorso sino ad Assisi.

Alcune tappe sono state dure, soprattutto dal punto di vista fisico, poiché la Via di Francesco è molto più naturalistica e collinare rispetto, ad esempio, alla Via Francigena, che abbiamo fatto tre anni fa.

Ma forse proprio le difficoltà ci hanno concesso di confrontarci con noi stessi, i nostri limiti e le paure.

Soprattutto le mie.

Io sono terrorizzata non tanto dall’altezza, quanto dagli strapiombi montani, e in alcuni casi questi ci hanno accompagnato per decine e decine di minuti. In particolare, abbiamo affrontato una lunghissima discesa su sentiero fatta praticamente a scala, con un terreno scivoloso e, spesso, con il vuoto da uno dei lati.

Questo Cammino, inoltre, è stato il primo che abbiamo fatto in compagnia di altre persone. Ed è stato bello potersi confrontare continuamente con gli altri, condividere e scambiare quattro chiacchiere ogni tanto. Ma anche godere del silenzio, un silenzio che in alcuni momenti tutti abbiamo ricercato.

E’ stata una Via spirituale, prima che fisica, almeno per me. Ho preso l’abitudine di ripetere mantra e preghiere durante la marcia, soprattutto nei pezzi più difficili. Un po’ per mantenere il ritmo, un po’ per cercare di aiutare la mia mente a concentrarsi sullo scopo finale dell’esperienza.

Sì, perché una Via di questo tipo ti porta a riflettere. Si pensa alla vita, alla morte e al cammino che la vita stessa rappresenta. Si inizia a pensare alle tappe che ancora vorremmo affrontare e anche a quanta strada sia già stato possibile percorrere.

Si apre il proprio cuore e, insieme ai chili persi (per me sono stati quasi quattro) dal corpo, si lasciano indietro i pesi dell’anima, per me rappresentati spesso dal senso di inadeguatezza, dal dolore e dalle brutte esperienze che mi hanno segnata.

E si finisce con la luce. Una luce strana, fatta di tante persone, di voci, di preghiere, risate, suppliche, dolore, gioia, salite e discese.

E si è pronti a ricominciare, grati per essere stati in grado, ancora una volta, di compiere i passi avanti verso la propria meta.

Stefania

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