Il dimenticatoio

Dicono che gli amici veri si contano sulle dita di una mano.

Ma se di quegli amici veri ne hai solo un paio? Che cosa puoi fare?

Se quelle persone che credevi importanti ti lasciano indietro, ti scansano, decidono deliberatamente di dimenticarsi di te, che cosa puoi farci.

Nulla.

Devi subire la perdita di un legame che, forse, non esisteva. Perché chi ti è amico può anche non vederti per mesi, anni, ma esserti vicino e sostenerti.

Però oggi sento la mancanza di quella baldoria che fino a qualche anno fa riguardava anche me. Mi sento ingrata perché, di certo, sono fortunata. Mi manca il lavoro, ma quello arriverà.

Però, riconoscere che chi diceva di essere tuo amico non solo non si ricorda di te ma, forse, ti prende anche in giro, ti disprezza, pensa che tu sia uno stupido è davvero un gran colpo.

Stanotte ho fatto un sogno e al suo interno c’era una persona con la quale ho condiviso anni di vita, sicura che non ci saremmo mai e poi mai perse di vista. E poi il sogno ha rivelato la realtà: io non ci sono più, non esisto.

Pazienza, certo, pazienza. Ma mi chiedo se sia così facile dimenticarsi di me.

Stefania

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Folkstone: dalle Orobie alle Serre

folkstone

 

Dicono che un giornalista li abbia definiti addirittura rabdomanti. Io non lo farò, ma di certo renderò onore ai Folkstone e al loro concerto torinese.

Nella cornice del Teatro Le Serre di Grugliasco i Folkstone hanno regalato ai torinesi una delle date del loro tour “Il confine”. La serata, iniziata con l’esibizione del gruppo piemontese Lou Quinse, è proseguita sulle note dei brani, nuovi e appartenenti ai precedenti album, degli scatenati Folkstone.

Il pubblico, di certo, non è rimasto deluso dalle quasi due ore di musica proposte da questi musicisti in grado di rendere strumenti quali le bombarde e le cornamuse veri veicoli del rock.

Inoltre, l’elemento che colpisce di questi ragazzi delle Orobie è costituito dal contatto con il pubblico, essenziale se si vuole costruire un rapporto duraturo con chi ascolta i dischi e le esibizioni live. Non si può prescindere da chi si scatena ai concerti se si ha l’obiettivo di diffondere la propria musica. Molti gruppi dimenticano questo principio essenziale che, invece, è ben perseguito dai Folkstone.

E così, anche la sottoscritta, in veste metallara (per fortuna il mio guardaroba dei tempi che furono mi entra ancora!) ha saltato per due orette evitando solo di partecipare al “pogo spinto”: non ho più l’età! Purtroppo la mia macchina fotografica, scandalosamente scarsa, non mi ha consentito di catturare alcun momento del concerto, ma fidatevi della mia consolidata opinione musicale!

Inoltre, dopo averli visti al Fosch Fest 2011, non potevo esimermi dall’andare “in patria” e vederli ancora sul palco. E, vi dirò, non sono rimasta affatto delusa.

Qualora non li conosciate (male!) andate sul loro sito internet www.folkstone.it e sappiate che anche quest’anno parteciperanno al Fosch Fest, evento sul quale potrete documentarvi all’indirizzo www.foschfest.it

Un saluto e un po’ di casino a tutti!

 

Stefania

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Terra Naomi e la semplicità

Internet sta modificando il mondo, anche quello della musica.

Ci sono esempi di “musicisti” che mai avremmo voluto scoprire, altri, invece, di artisti che grazie ad internet hanno avuto la possibilità di far conoscere il proprio talento. Questo è il caso di Terra Naomi, americana e assolutamente adorabile.

Terra è diventata famosa grazie alla sua volontà di sfondare che l’ha portata a caricare i suoi video su Youtube conquistando l’apprezzamento di moltissimi fan.

E la scorsa settimana Terra è “volata” fino a Settimo, la città in cui vivo, per esibirsi.

Ha regalato al pubblico de La Suoneria una performance unplugged di tutto rispetto, presentando il suo album To Know I’m Ok al pubblico cittadino e registrando le sue tracce live proprio sul palco settimese.

E sempre parlando di internet, ho notato come il mezzo informatico e multimediale abbia consentito di accorciare notevolmente le distanze tra gli artisti e i loro fan: io ho scritto a Terra prima del concerto ed ho avuto modo di condividere le mie foto con lei. Semplicemente con pochi clic.

Ma, ovviamente, tutto questo non sarebbe servito a molto se l’artista non si fosse fatta avvicinare. E, invece, è stata molto disponibile con tutti i fan: in tanti ci siamo fatti fotografare con lei, abbiamo chiacchierato e ci siamo aggiudicati un abbraccio. Sì, un abbraccio.

Perché Terra è così, una grande artista ma anche una persona molto positiva e in grado di non dimenticare, come la maggior parte degli artisti, invece, fa, che il proprio successo è merito anche di quei fan che attendono di vederla sul palco.

Un applauso, quindi, a questa cantante con il cuore ancora umano!

Qui sotto alcune foto  (fatte da Vittorio Savoia) e il video di una parte del concerto, video girato da me, ovviamente!

 

Io e Terra

 

io e Terra

 

Per vedere il video cliccate qui

 

 

 

 

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Vivere senza denaro

 

 

Vivere senza denaro.

Un’opzione che forse in futuro dovremo prendere in considerazione.
Visti i tempi, questa scelta potrebbe diventare una soluzione per molti disoccupati, oppure no?

Prendendo spunto da un articolo scritto all’interno del blog di Daria Vegan, posso dire che, in fondo, io non ci riuscirei.

Pur dovendo tagliare di molto le spese, avendo appena lasciato il lavoro, non potrei immaginare di vivere senza soldi in modo completo ed assoluto.

Come prima cosa, mi farebbe abbastanza ribrezzo mangiare la roba trovata nei cassonetti.
In secondo luogo, dovrei trovare un posto dove vivere nel quale non ci siano spese da pagare o, comunque, all’interno del quale le spese possano essere saldate con la manodopera. In Italia questo sistema non esiste e non so se mai prenderà piede, almeno all’interno delle grandi città.

Forse bisogna avere l’indole giusta per fare una cosa del genere: riuscire a pensare alla vita in modo più semplice, evitando di puntare verso ciò che molti definiscono superfluo.

Di certo, un po’ di questa indole farebbe bene a molti italiani che anelano oggetti inutili e servizi dei quali si può fare a meno.

Gli esempi? Un iPhone non è necessario per vivere, la macchinona non serve (e, anzi, inquina!), farsi la manicure dall’estetista non è necessario, andare dal parrucchiere tutte le settimane è un’esperienza evitabile, andare in discoteca tutti i sabati non serve a nulla.

Io risparmio già non facendo tutte queste cose, eppure arranco.

Cosa dovrei ancora limitare? Che sia necessario spogliarsi dei propri averi e vivere di poco, pochissimo, per essere felici?

Stefania

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Tra le pagine di….La Voce Dentro

La voce dentro

Forse mi sono abituata ad altri generi di scrittura, ma il libro, con il quale voglio inaugurare la sezione dedicata alle recensioni, non mi ha particolarmente impressionata.

Si tratta de La Voce Dentro, di Sara Gran, classe 1971 e al suo esordio con questo romanzo breve.

La storia è abbastanza semplice e piuttosto stereotipata: Amanda inizia a sentire una serie di strani rumori all’interno della sua casa, “magione” che divide con il marito Edward, e, di lì a poco, inizia a sognare uno strano essere che dice di chiamarsi Naamah. Con il passare del tempo, tale strana creatura risulta essere un demone che riesce, pian piano, a prendere possesso della sua vittima.

Amanda, quindi, inizia ad avere dei blackout, a non ricordare dei fatti o delle intere giornate, a diventare violenta, anche verso suo marito, e ad assumere atteggiamenti che si definirebbero “promiscui” a livello sessuale.

La donna cerca di ricorrere ad aiuti professionali (dall’esorcista agli psichiatri) ma la sua “bestia” sembra essere più forte.

Non vi voglio di certo svelare il finale, ma il libro scorre veloce e non lascia un gran segno. L’autrice segue una serie di luoghi comuni che, in parte, si legano anche a ricerche maggiormente approfondite relative alla demonologia. Sembra, infatti, che tale Naamah fosse la moglie di Adamo successiva alla già perfida Lilith, descritta nella Bibbia come sanguinaria e vendicativa, in grado di accoppiarsi con i mortali per mezzo del veicolo della possessione.

Tuttavia, questi aspetti, così come raccontati nel libro, assumono un che di fittizio, quasi di ridicolo, perché non sono approfonditi. Il lettore, quindi, viene portato a chiedersi se l’autrice si sia inventata la storia biblica allo scopo di giustificare una trama traballante e già letta e riletta.

Insomma, questo romanzo non vi cambierà la vita, anzi, vi indurrà a cambiare lettura, molto probabilmente.

Per quanto riguarda la storia dell’autrice, potete vedere le sue fattezze (di certo molto gradevoli) all’interno del sito www.saragran.com. La scrittrice ha pubblicato anche un altro libro, nel 2009, che s’intitola Una Del Giro, un thriller che non riprende i temi del primo romanzo e che ha molta più attinenza con la realtà.

Forse, così come accade a tutti noi scrittori, anche Sara ha maturato uno stile più sofisticato con il passare del tempo? Potrei dirvelo…magari prendendo in biblioteca anche il suo secondo romanzo.

Scheda del libro

Titolo: La Voce Dentro
Autore: Sara Gran
Editore: Longanesi
Pagine: 165
Prezzo: (di copertina) 13 euro

[immagine di copertina da Libreriauniversitaria.it]

Stefania

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Il mancato futuro

Vi è mai capitato di svegliarvi costantemente con la voglia di…piangere?

Avete mai passato un periodo in cui avreste voluto scappare da tutto e da tutti?

Vi sarebbe piaciuto, almeno una volta nella vostra esistenza, fare tabula rasa delle scelte e ricominciare da capo?

Ebbene, a me sta capitando tutto questo ora.

Lo stallo, la precarietà, la stanchezza legata a questa condizione mi stanno logorando.

Forse noi giovani d’oggi dobbiamo affrontare delle situazioni che, spesso, sono più grandi di noi. Dobbiamo cercare di capire come sbarcare il lunario, come posticipare un futuro che vorremmo vivere, come convivere con l’idea di non essere autonomi.

E pian piano mi sto accorgendo di come i sentimenti negativi, quali la depressione, l’insoddisfazione, la mancanza di obiettivi, si stiano diffondendo sempre di più nella mia generazione.

Mi sono chiesta ogni giorno come poter migliorare la situazione presente, ed ho cercato in tutti i modi di farlo, ma il feedback che ho ricevuto è stato pari allo zero.

Come tutti vorrei poter avere un minimo (non pretendo molto, eh!) di certezze!

Mi sto distruggendo la salute, con attacchi d’ansia, dolori allo stomaco, continui raffreddori. Questi sono segnali che il mio corpo non ci sta più, vuole cambiare. Ma come?

Come possiamo noi, che galleggiamo in modo precario in questo mare di incertezze, cercare di essere ottimisti?

Io cerco di guardare avanti, di pensare positivo, ma la mia indole si sta, pian piano, spegnendo.

Vorrei potermi svegliare domani e vedere intorno a me solidarietà e aiuto reciproco, perché se perdiamo anche gli ultimi rapporti umani che possono salvarci siamo davvero spacciati.

Stefania

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Il mio blog sotto attacco!

Cari lettori,

il mio sito è stato oggetto di un attacco da parte di hacker sconosciuti. Non è stato accessibile per quasi tre giorni e poi lo abbiamo ripristinato.

Pensare che il mio spazio sia stato attaccato mi ha portato sensazioni di tenore differente:

- Da un lato ho pensato al fatto che proprio il mio blog sia stato scelto, magari a caso, ma perché in qualche modo si è reso individuabile da parte di terzi. Il che è positivo

- Dall’altro mi ha dato profondamente fastidio il fatto che terzi si siano infiltrati all’interno dei miei dati privati e dei miei scritti per il puro divertimento.

Non so spiegarmi le ragioni di un tale attacco, ma spero vivamente di non dover fronteggiare più nulla del genere in futuro.

Stefania

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On the road again

Dopo essere passata da Trofarello ed aver fatto la mia presentazione il mese scorso (grazie Trofarello!)

questa settimana sono andata a Chieri per accordarmi per una nuova presentazione che avverrà, se tutto andrà come previsto, il 20 gennaio.

E così il mio libro è nuovamente On the Road. Era quello che volevo fare nella vita, promuovere libri e scrivere, e pian piano lo sto facendo.

Spero un giorno di poterlo tradurre nel mio lavoro ufficiale!

Intanto, ne approfitto per ringraziare chi, fino ad ora, mi ha dato l’opportunità per presentare la mia opera (la biblioteca di Settimo e quella di Trofarello) e chi me la darà in futuro: senza di voi non ce l’avrei mai fatta!

Ecco le foto della mia trasferta a Chieri…un ipotetico viaggio da Trofarello a Chieri!

E qualora non abbiate ancora acquistato La Luna Intera contattatemi per ulteriori informazioni all’indirizzo info@stefaniadammicco.it

Stefania

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Il veg in libertà

Essere vegetariani o vegani “in libertà” potrebbe sembrarvi duro.

Potreste pensare di non essere in grado di mangiare altro che panini con “il nulla” in mezzo al di fuori delle accoglienti mura domestiche.

Niente di più falso!

Per questo ho voluto aggiungere questa serie di “appuntamenti” al mio sito. Una parte dedicata alle ricette da poter realizzare durante gite ed escursioni senza troppa fatica.

Per inaugurare questo appuntamento ecco una ricetta abbastanza veloce che ho messo in pratica sul monte Musiné di Torino durante una gita.

La soia in brodo di…verdure

INGREDIENTI (per due persone)
Proteine di soia disidratate in tocchetti
Acqua
Mezza cipolla
Una confezione di verdure precotte a piacere
(ho utilizzato quelle della Bonduelle: patate, carote e piselli
Un po’ di tabasco
Erbe aromatiche a piacere
Olio evo
IN AGGIUNTA
Un fornello (oppure un fuoco, sempre che sia possibile accenderlo)
Una pentola da viaggio da poter mettere sul fuoco vivo

LA RICETTA
Come prima cosa dovrete mettere a reidratare le proteine di soia.
Fatelo subito, appena vi fermate! Prendete un contenitore e versateci 4-5 tocchetti di soia. Aggiungete l’acqua e attendete il tempo indicato sula confezione.
I miei tocchetti provengono direttamente dalla Croazia, ma si trovano anche in Italia.
Nel frattempo tagliate la cipolla e scolate la scatoletta di verdure.
Trascorso il tempo (Di solito intorno ai 20 minuti) scolate la soia e accendete il fornello (oppure il fuoco: in questo caso dilettatevi nell’accensione in anticipo!). Noi ne abbiamo usato uno ad alcol di provenienza svedese, comodo e poco ingombrante.

Prendete la pentola e versate la cipolla e l’olio. Fate sfrigolare giusto un attimo e poi versate la soia, il tabasco e le erbe.

Dovete, infatti, sapere che le proteine di soia non hanno un gusto proprio. Dovrete, perciò, insaporirle voi.
Fate andare per qualche minuto la soia con gli “insaporitori” e poi versate le verdure scolate.
Mescolate bene e lasciate cuocere per circa 10-15 minuti (nei quali godetevi il paesaggio e sorseggiate un bicchiere di vino!).
Quando vi sembrerà tutto cotto a puntino servite e mangiate!

Come vedete dalle foto il risultato dovrebbe apparire circa così.

Può sembrarvi laborioso ma è di certo molto divertente poter cucinare in montagna, godendovi, soprattutto d’inverno, un pasto caldo in mezzo alla natura.

Ed ora, buon appetito!
Stefania

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Cosa aspettate a sorridere?

Osservare fa parte delle mie attività quotidiane.

Proprio due giorni fa osservavo le ragazze ed i ragazzi sul treno, al ritorno da scuola, e riflettevo.

Notavo come molte delle ragazze avessero un’espressione triste, pensierosa, contrita. I ragazzi, di contro, scherzavano e ridevano.

Ho pensato a me, a quando ero anche io una ragazzina e mi angustiavo per tutto quello che mi accadeva, per il futuro, per il fatto di non piacere ad una data persona o di non aver raggiunto un determinato traguardo. Ed ho pensato alla possibilità che qualcuno mi confermasse, con assoluta certezza, che in futuro tutte quelle cose non avrebbero avuto una grande rilevanza.

Forse, se avessi avuto la possibilità di sapere che il futuro sarebbe stato diverso mi sarei goduta un po’ di più quel tempo, quel periodo caratterizzato dalle poche responsabilità e dalle tante prospettive.

Così, nella mia mente, ho detto a quelle ragazzine che questi momenti, che loro pensano saranno assoluti, passeranno e il loro futuro sarà migliore. Che basterà una nuova giornata a riportare tutto sulla “retta via”.

E poi ho pensato di dire la stessa cosa a me, di pensare al futuro con positività, perché sono davvero stanca di tutto questo “pessimismo cosmico”.

In fondo “loro”, chi cerca di comandarci, ci vogliono così: depressi. Siamo più facilmente manovrabili ed influenzabili se siamo scoraggiati; ecco perché i messaggi che ci vengono inviati costantemente non sono positivi.

Ma se solo decidiamo di cambiare rotta possiamo fare grandi cose. Non è col pessimismo che si vince una crisi.

Almeno, io voglio pensare che il mio futuro non sia quel poco che ho adesso, ma che sia pieno di opportunità. Che il bello che ho rimarrà e che ciò che mi rende infelice (la mancanza di lavoro, lo stallo, le negatività) andranno via.

Il mondo non può rimanere per sempre lo stesso, qualcosa sta cambiando.

E voi, cosa aspettate a sorridere?

Stefania

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